L’ansia evitabile e la fase brontola

Inevitabile che uno dei (tanti) punti che mi mettono ansia in tutta questa vicenda del trasferimento sia lo spostamento scolastico delle figlie.

(a monte ricordo che io ho l’ansia di default)

Ieri sera sono andata alla riunione informativa della nuova scuola media, pardon, secondaria di primo grado, che frequenterà l’INP.

Ho visto e sentito persone che mi sono piaciute, hanno raccontato cose che mi sono piaciute. Vero anche che io sono in modalità “entusiasmo a prescindere” per cui ci vuole poco. Ma nel caso di specie poco non era.

Oggi raccontavo tutte queste cose all’INP che invece era, in quel momento, nella modalità “qualsiasi cosa tu mi racconti a me comunque non piace”.

Non mi sono lasciata smontare, il marito e io le abbiamo raccontato della nostra scuola media, del fatto che noi manco ce lo sognavamo un corso di teatro, di pattinaggio su ghiaccio, di nuoto, di potenziamento di inglese o  le uscite in mountain bike e le gite di più giorni. Del fatto che le nostre scuole (entrambe) non avevano nemmeno una palestra degna di quel nome. Il marito faceva educazione fisica per strada, io in un cortile con l’asfalto sconnesso. Del fatto che le cose non è che devi trovarle tutte belle ed entusiasmanti per forza ma che avere la possibilità di provarle e di provarne molte è una grande opportunità. Del fatto che le opportunità non si devono sprecare perché non sai mai quando se ne presenta una nuova.

Di questo abbiamo parlato con la preadolescente. Con molta calma e anche scherzando un po’.

Al momento della buona notte la preadolescente semi addormentata mi ha detto:

“Mamma, adesso che mi è passata la fase brontola, il teatro e il pattinaggio su ghiaccio ho proprio voglia di farli, il giro in mountain bike lo farò ma non so mica se mi piacerà…”

Fase brontola: lessico famigliare per definire i momenti in cui “tutto è no”

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Degna conclusione?

Ma magari! Il fatto è che la conclusione è lontana…

Come potevamo noi sperare che data la massa di personaggi strampalati che ha lavorato intorno a questa casa la cosa si esaurisse nella fase iniziale?

Infatti no.

Arrivato il punto di mettere in vendita l’appartamento abbiamo optato per un’agente immobiliare che ci aveva fatto una buona impressione qualche mese prima, quando siamo andati con lei a vedere qualche immobile, quando ancora cercavamo un immobile nel paesone.

ERRORE 1.
Ora. Quando tutti ti dicono “vai in un’agenzia locale e mi raccomando, non affidarti ai franchising perché conoscono meno il territorio/c’è troppo turnover/hanno robe invendibili ecc” e tu SAI che hanno ragione perché effettivamente mediamente è così. E allora cosa fai? Ti rivolgi a questa persona perché ti è piaciuta ecc ecc. Un franchising.

ERRORE 2.
Quando dovete vendere un immobile MAI dico MAI e ripeto MAI affidarne la vendita in esclusiva. Poi potete pure scegliere di usare una sola agenzia però senza la malefica clausola dell’esclusiva.

“Esclusiva” tradotto in italiano significa che qualunque cosa accada, se l’immobile viene venduto l’agenzia percepisce la sua percentuale. Fa niente se il compratore l’avete trovato voi. I soldi loro li  prendono comunque.

Tradotto ancora meglio significa che quanto più voi avete bisogno di vendere tanto meno loro si sbattono perché partono dal presupposto che tanto vi sbattete voi. Geniale, no?

Ai primi due errori, siccome non bastavano, si è aggiunta la

CAZZATA GRAVE 1
Abbiamo affidato a questi signori un mandato che il marito sostiene essere trimestrale io invece ricordo quadrimestrale. Come mai tutta questa chiarezza? Semplice, abbiamo perso la nostra copia del contratto.

Non solo, siccome l’abbiamo persa non abbiamo ovviamente disdetto nei tempi previsti per cui si è rinnovato tacitamente per altri tre (o quattro, a seconda delle versioni) mesi. Geni pure noi.

Non solo.

Ai primi di ottobre la tizia dell’agenzia mi chiama e mi comunica che intende mostrare l’immobile ad un suo collega di un comune un po’ più in là. Ok, fisso l’appuntamento, vengono e la tizia mi comunica serafica che la “relazione” passa al suo collega perché lei chiude l’agenzia. Ovviamente mi mettono a conoscenza di ciò dopo che il famoso rinnovo tacito è già scattato. Che simpatiche canaglie, eh?

Ovviamente da allora non si è più fatto vivo nessuno, manco uno straccio di certificato energetico mi hanno chiesto e questo dà l’idea di quanto stiano pubblicizzando l’immobile. Zero.

Secondo i nostri calcoli, nella peggiore delle ipotesi il mandato scade a fine di questo mese e fino ad allora non mi muovo nemmeno io. La regina dei bradipi, ecco cosa sono.

Da tutto ciò si evince che: se appena appena avete tempo, voglia, un minimo di competenza e dovete vendere una casa provateci da soli. Se proprio dovete andare in un’agenzia sceglietene una antica, consolidata e localmente stranota. E in ogni caso non date mai, dico mai, il mandato in esclusiva.

Poi tanto farete tutti esattamente come noi, il contrario di tutto ciò.

Io però ve l’avevo detto.

 

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Habtamu ritrovato!!!

Update: Habtamu è stato ritrovato a Napoli e sta bene!

Sono felicissima per Giulia, Marco e il fratellino! Grazie a tutti coloro a cui è capitato di leggere questo appello e magari divulgare la notizia!

Il figlio di una coppia di nostri amici è irreperibile da 4 giorni. Habtamu ha 13 anni ed è di origine etiope.

Habtamu è sparito il 4 gennaio da Pettenasco (NO) dove ha acquistato un biglietto ferroviario. la mattina del 7 gennaio il suo telefono cellulare, acceso per un breve momento, è stato rilevato nei pressi di Salerno. Sembrerebbe diretto quindi verso il Sud Italia; presumibilmente verso un porto della Calabria o della Sicilia per tentare un imbarco verso il Nord Africa esponendosi a rischi di cui non è consapevole.

Pur essendo maturo per la sua età è un ragazzino di 13 anni.

In questa pagina il costante aggiornamento su cosa si sta facendo per trovarlo e i contatti in caso di informazioni.

Qui l’appello scritto dei genitori.

Qui l’appello su Youtube.

Se avete possibilità di contattare radio o giornalisti nel Sud Italia, per favore divulgate questa ricerca.

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dialoghi vacanzieri…

INP: “Ma non possiamo prolungare un po’ le vacanze?”
M: “No.”
INP: “Uffa, le prossime sono in aprile, manca tanto…”
M: “Se fossimo sempre in vacanza non servirebbero le vacanze, non credi?”

PBF: “Potremmo fare finta che fossino vacanze i giorni di scuola!”

M: “…”
M: “Ecco, forse è proprio ora di tornare a scuola…”

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ricetta antistress prenatalizio

Questo weblog si pregia di comunicare che per la prima volta nella storia recente e meno recente qui siamo riusciti (sono riuscita) a non farmi accalappiare dalla solita frenesia prenatalizia. Quella stessa frenesia che di solito faceva sì che io mi lamentassi del periodo precedente il Natale. L’ho fatto tutti gli anni da che questo weblog esiste, non fate gli gnorri…

Siccome sono cara e buona e per hobby e per mestiere condivido la conoscenza vi pubblico anche la

ricetta:

- Numero zero figlie coinvolte in attività extrascolastiche che prevedono saggi, esibizioni, merende augurali, brindisi, concerti et similia.
- Procurarsi con largo anticipo i regali per la classe, amici e figli degli amici
- Fare ampio uso della frase “quest’anno siamo un po’ a risparmio, sai com’è, la crisi…”
- Ampio, ho detto ampio…
- Usare la scusa sopraccitata per giustificare una cena della vigilia semplice e parca.
- Procurarsi gli ingredienti di detta cena con largo anticipo. Miracoli del freezer.
- Ordinare regali per le figlie via internet ed attenderli comodamente seduta in casa pensando alla gente che nel frattempo si accoltella nei centri commerciali.

E quindi, qui siamo giunti alle vacanze di Natale in scioltezza e rilassatezza. Ci siamo lo stesso chiusi in casa col camino acceso mentre pucciavamo il panettone nel latte (freddo) perché le tradizioni sono tradizioni.

E ora siamo pronti per l’anno nuovo e tutto ciò che porterà con sé.

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approfondiamo…

In realtà alla decisione di trasferirci nel PMA (paesinino mezzo arrampicato) siamo giunti con una serie di giri di pensieri.

L’anno scorso, a giugno, mio papà è caduto in bicicletta, ho fatto un paio di mesi nel pieno dell’estate ad andare avanti e indietro tra casa e clinica di riabilitazione nell’Oltrepò. Una faticaccia. Residua un padre che non è mica più tanto quello di prima, fisicamente sta benissimo ma psicologicamente è acciaccato assai, timoroso, ansioso. Uno sfacelo, insomma.

A febbraio la stessa cosa (simile) è successa a mia suocera e a cascata ci siamo fatti un discreto periodo a pendolarizzare tra ospedali.

Ad un certo punto marito e io, che siamo entrambi figli unici e che oltre a madre (sua), genitori (miei) abbiamo altre due zie (sue) ultraottantenni e senza figli -  ancora attivissime però non si sa mai-  ci siamo guardati e ci siamo detti che avere tutto ‘sto allegro gerontocomio in un raggio di massimo 5 km non sarebbe affatto scomodo. E quindi d’imperio abbiamo deciso di prendere la parte meno anziana del gruppo dei geronts e di ridislocarla insieme a noi in posizione più comoda. A noi.

Che diamine.

 

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e iniziamo subito bene

Guardando e riguardando la planimetria della nuova vecchia casa ho deciso (e poi me ne pentirò, beninteso) che la libreria millenaria verrà scomposta MA soprattutto diventerà bianca.

Questo dopo aver passato mesi (anni?) a far diventare blu i montanti e rossi i ripiani di 3,20 metri lineari di IVAR.

Quindi fra qualche mese qui si parlerà profusamente di cementite. Sappiatelo.

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Ha ragione…

Ha ragione il padrone di casa che mi sgrida bonariamente facendomi presente che sono mesi che non “racconto più nulla”.

E’ che gli ultimi mesi sono stati talmente densi di decisioni ed eventi che ad un certo punto non sapevo più da che parte cominciare.

L’idea di cambiare casa era nell’aria da parecchio, poi ci è venuta l’idea di andare proprio a vivere da un’altra parte. Abitare nel paesone è stata una scelta dei miei genitori, perché c’era un po’ di verde e perché le case costavano meno. Ora, l’arrivo di una tangenziale e di un’autostrada cancelleranno in pratica il primo motivo, già mentre io crescevo i capannoni hanno mangiato i fontanili sulle rive dei quali andavo a giocare, i palazzi hanno mangiato i prati, il traffico ha mangiato gli itinerari in bicicletta ecc ecc.

Il marito è cresciuto il Liguria ma è originario del Lago Maggiore, io sono nata nella Foresta Nera dove andavo e andiamo sempre in vacanza. Negli anni ogni tanto ci guardavamo e ci chiedevamo “ma che ci stiamo a fare qui?”. La risposta è sempre stata “è comodo per andare a Milano”. Sì certo.

Poi per tutta una serie di motivi è capitato che a nessuno serve più andare a Milano. E allora via! L’INP e la PBF finiranno l’anno scolastico e poi trasferiremo tutta la famiglia (compresi i miei che mica li lascio qui da soli) in altro loco.

“Altro loco” e non dirò altro, chi ci conosce sa, chi non ci conosce si accontenti :-) Anticipo solo che da quel momento in poi si parlerà del “paesinino mezzo arrampicato” (PMA). Probabilmente apparirà anche una nuova categoria: “la nuova vecchia casa” perché non contenti di aver vissuto un cantiere di una nuova costruzione ora ci imbarchiamo in una ristrutturazione. Siccome abbiamo fatto tesoro di tutte le cazzate fatte in questo palazzo staremo attaccati come patelle alla giugulare della direzione lavori. Poracci, loro non sanno ancora…

E in tutto ciò cosa c’entra la foto delle more? Niente, ce l’avevo sul pc e fa molto estate!

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Il giorno che Wikipedia non c’era…

C’era una volta un sito, graaaande, con tante informazioni ma tante davvero. Non proprio tutte però quasi, però siccome questo sito tutti lo potevano modificare le informazioni crescevano, di giorno in giorno, di ora in ora.

A questo sito tutti, ma proprio tutti, ogni tanto davano una sbirciata, spesso anche più di una sbirciata.

Spesso gli studenti ci venivano per scopiazzare materiale e poi spacciarlo per loro ricerche. Poi prendevano brutti voti perché il loro insegnante magari quelle cose che loro avevano copiate le aveva scritte lui, oppure le aveva lette da poco e si accorgeva che questi avevano copiato.

I giornalisti, quando dovevano scrivere qualcosa sbirciavano e copiavano pure loro, senza ovviamente dirlo a nessuno perché non sta mica bene copiare, un giornale non è mica come essere a scuola… A volte pure gli scrittori copiavano e poi vendevano i libri e ci guadagnavano dei soldi. Ma mica lo dicevano che un po’ avevano copiato, sai che figuraccia?

I professori universitari? Ah, anche loro, alcuni siccome sapevano che i loro studenti copiano venivano sul sito e correggevano un po’ di cose. Se proprio devono copiare almeno facciamo in modo che copino roba esatta, così dicevano.

Sul sito lavoravano, gratuitamente e nel loro tempo libero tante persone, ma tante davvero. A volte litigavano tantissimo tra di loro, perché se tante persone fanno una cosa in cui credono davvero poi capita che a volte litighino tanto, il più delle volte poi si mettevano d’accordo. A volte anche no. A volte molti di quelli che ci lavoravano si incazzavano un po’ perché tutti, tutti quelli “fuori dal sito” copiavano, perché il sito era sì fatto per diffondere quello che c’era dentro però, accidenti, almeno dillo che hai copiato da lì. Però amen. Alla fine lo scopo era che “tutti potessero sapere tutto”. E gratis.

Poi un giorno il sito ha scioperato, spiegando per benino perché (a dire il vero meglio ancora lo ha spiegato un blog) e dicendo, attenti, perché se passa questa legge poi il sito rischia davvero di non essere mai più come prima.

E tutti si sono resi conto di come, senza il sito, le cose non sono più le stesse. Tutti erano tristi e moltissimi si sono parecchio arrabbiati.

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Il marito e io a vedere automobili

Disclaimer: Io lo so che questo post è tutto sgrammaticato ma siccome a scriverlo mi veniva ancora la ridarella il post mi è venuto così. Facciamo che se volete, lo leggete, se non volete andate a leggere altro. Chevvidevodì.

Un assolato primo pomeriggio dell’estate ultima scorsa, trovandoci il marito e io nella situazione che non c’avevamo un cacchio di niente di meglio da fare, ci siamo recati presso il locale concessionario Fiat (voluntas tua, amen) per dare un’occhiata al novello veicolo uscito dalla casa torinese. Quella che io mi pensavo fosse un SUV e invece mi hanno edotto che è un altro-nome-inglese-a-caso (inventato probabilmente per giustificare l’assenza della trazione integrale di serie). Evabbé.

Parcheggiamo quindi il nostro veicolo di casa concorrente e ci avviciniamo all’ingresso della storica concessionaria del paesone. Storica perché nella vecchia sede io ci andavo da piccola quando mio papà aveva la 128 verde bottiglia, quella sulla quale io vomitavo l’anima appena uscita dal cancello di casa, e la portava dal meccanico dove le macchine le mettevano sopra una buca che poi il meccanico ci andava sotto (giacché all’epoca non ci avevano “il ponte”, invenzione giunta al paesone in epoche più recenti) e mi faceva impressione l’idea che prendessero male la mira e la macchina finisse mezza di sotto e quindi ci andavo volentieri perché ero curiosa e mi piaceva andare nei posti con mio papà e mi piaceva vedere i meccanici che si vedeva che nessuno gli diceva “non fare così e cosà che ti sporchi” però un po’ di paura ce l’avevo, ecco. Ma non divaghiamo, per favore.

Davanti all’ingresso della nuova sede, parcheggiata nell’area delle macchine da provare, pardon, nell’area test drive (che suona più figo) una Freemont di un bel rosso amaranto che al volo, come colore, conveniamo che ci piace un sacco a tutti e due. Entriamo e il tizio della concessionaria (d’ora in poi TDC) esce con noi e ci fa vedere il dentro, ci fa vedere il fuori, ci fa sedere, ci mostra sedili che appaiono e scompaiono, un bagagliaione groooooosso (che io già mi immagino dentro tutto il bagaglio dele vacanze e pure il cane che non abbiamo, ancora) e tutte le altre cose della macchina, rave e fave comprese.

Entriamo insieme e dopo averci chiesto tre volte se non abbiamo “nulla da dargli dentro”, guardando con aria concupiscente il veicolo di casa concorrente, ci fa accomodare e ci descrive motorizzazioni, cavalli e tutte quelle cose noiose lì che io intanto fingevo di ascoltare e guardavo gli arredi decidendo che somigliavano molto a quelli dell’Ikea ma poi guardando meglio si vedeva che era roba più cara. Finita questa constatazione essenziale gli chiedo se c’è il navigatore satellitare. Ci spiega che è meglio non averlo perché li rubano. Meglio averlo esterno. Certo, così si va in giro come negli anni 80 con il borsello con l’autoradio. Insomma, il navigatore se vuoi c’è però al concessionario del paesone è meglio se non lo vuoi perché se poi te lo rubano lui ti dice “te l’avevo detto, io”.

Poi gli chiediamo dei colori e gli diciamo che a noi rossa piace un sacco. “Non la fanno più” Maccome, è uscita l’altro ieri e già mi hai tolto un colore? E cosa me lo fai vedere a fare se poi non c’è? Insomma ci dice che il terremoto in Giappone ha fatto danno alla fabbrica del pigmento rosso e allora rossa non si può più fare. Mai più. Scherzo della Fiom, eh? Che io ho fatto la faccia un po’ scema mentre dentro di me mi chiedevo se il colore rosso lo fanno solo in Giappone e allora ho capito che se la Ferrari va un po’ lenta è perché gli hanno detto al pilota di stare attento che se rompe la macchina poi non gliene danno un’altra, non rossa almeno.

Allora chiediamo degli altri colori, ce li mostra e ci dice che il più bello è il grigio scuro. Che lui ce l’ha grigio scuro, grigio scuro è figo, grigio scuro is the new black, tutto il resto è bleah, stufa. Marito e io ci guardiamo e iniziano a passare messaggi non verbali tra di noi. Che TDC non lo sa ma marito e io ci abbiamo i messaggi non verbali. Uno di questi era “ti prego, non scoppiare a ridere”, per dire.

Passando ai sedili il marito chiede di che colore ci sono “Ah, no, solo neri”. E lì non ce l’ho fatta, gli ho detto “Ah, come la Ford T!” che ho visto il marito sobbalzare e però mi sono raccattata uno sguardo di incomprensione (o compatimento) dal TDC. Maccome, io ti faccio una citazione dottissima, storica e pure del settore e tu non sai di cosa parlo? Ma che tristezza!

Poi ci dice se la vogliamo provare, ci mette un po’ a trovare le chiavi, ce la fa provare. Soliti commenti di circostanza, ah che bel motore elastico, ah che ripresa, ah com’è comoda, e bla bla bla. Dottor Marchionne, detto fra di noi, il cassettino portaoggetti su ‘sto po’ po’ di macchina lo potevate pure fare più grandino, visto che ci devo ficcare le cartine geografiche di tutta Europa che al paesone non me la danno col navigatore. Così eh.

Rientriamo, ci chiede di nuovo se non gli diamo dentro niente. No cazzo, NO, leggi il labiale: enne o. Dopo ci porta dietro l’edificio per farci vedere altri colori e ci dice di nuovo che però tutti gli altri colori dopo un po’ stufano e grigio scuro è l’unico da prendere in considerazione, e poi pure lui ce l’ha grigia scura, per dire. Gli diciamo che vorremmo vederla anche color perla che sul catalogo sembra bellino.

(Dottor Marchionne, mi dica una roba in confidenza, ma per decidere i nomi dei colori c’avete un livello minimo di tasso alcolemico? Delle sostanze psicotrope apposta? Grigio viaggiatore? Nero indomito? Perla esploratore che pure è proprio sbagliato, al massimo esploratrice, no? Blu amletico? Che infatti sembra nero e passa il tempo a chiedersi ‘essere o non essere’…dai…)

Girando per la concessionaria (che è grandina assai) continua a parlar bene del grigio scuro, io aspettavo solo che dicesse anche che “si vede meno lo sporco” che poi gli rispondevo, indicando il piazzale, che “qui una volta era tutta campagna”, così il marito si sdraiava a ridere e la finivamo lì che non se ne poteva più. Insomma, arrivati sul piazzale vediamo che il perla in realtà è una specie di doratino popò di neonato. Nun se po’ vedé.

Ma soprattutto il piazzale era pieno-strapieno di Freemont grigioscure. Ma và???

Fatti i convenevoli del commiato, il marito e io usciamo da ‘sto delirio e appena usciti ci parte una stupidera come non se ne vedeva da anni. La ridarella da adolescenti scemi, proprio.

Dopo un po’ di ore il marito mi chiede: “Ma a te, dopo tutta ‘sta manfrina, ti è venuta voglia di comprarla quella macchina lì?”.
E io cosa gli dovevo dire? Che la macchina a me è piaciuta, però mi piaceva rossa.

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