Il marito e io a vedere automobili

Disclaimer: Io lo so che questo post è tutto sgrammaticato ma siccome a scriverlo mi veniva ancora la ridarella il post mi è venuto così. Facciamo che se volete, lo leggete, se non volete andate a leggere altro. Chevvidevodì.

Un assolato primo pomeriggio dell’estate ultima scorsa, trovandoci il marito e io nella situazione che non c’avevamo un cacchio di niente di meglio da fare, ci siamo recati presso il locale concessionario Fiat (voluntas tua, amen) per dare un’occhiata al novello veicolo uscito dalla casa torinese. Quella che io mi pensavo fosse un SUV e invece mi hanno edotto che è un altro-nome-inglese-a-caso (inventato probabilmente per giustificare l’assenza della trazione integrale di serie). Evabbé.

Parcheggiamo quindi il nostro veicolo di casa concorrente e ci avviciniamo all’ingresso della storica concessionaria del paesone. Storica perché nella vecchia sede io ci andavo da piccola quando mio papà aveva la 128 verde bottiglia, quella sulla quale io vomitavo l’anima appena uscita dal cancello di casa, e la portava dal meccanico dove le macchine le mettevano sopra una buca che poi il meccanico ci andava sotto (giacché all’epoca non ci avevano “il ponte”, invenzione giunta al paesone in epoche più recenti) e mi faceva impressione l’idea che prendessero male la mira e la macchina finisse mezza di sotto e quindi ci andavo volentieri perché ero curiosa e mi piaceva andare nei posti con mio papà e mi piaceva vedere i meccanici che si vedeva che nessuno gli diceva “non fare così e cosà che ti sporchi” però un po’ di paura ce l’avevo, ecco. Ma non divaghiamo, per favore.

Davanti all’ingresso della nuova sede, parcheggiata nell’area delle macchine da provare, pardon, nell’area test drive (che suona più figo) una Freemont di un bel rosso amaranto che al volo, come colore, conveniamo che ci piace un sacco a tutti e due. Entriamo e il Tizio Della Concessionaria (d’ora in poi TDC) esce con noi e ci fa vedere il dentro, ci fa vedere il fuori, ci fa sedere, ci mostra sedili che appaiono e scompaiono, un bagagliaione groooooosso (che io già mi immagino dentro tutto il bagaglio dele vacanze e pure il cane che non abbiamo, ancora) e tutte le altre cose della macchina, rave e fave comprese.

Entriamo insieme nel concessionario e dopo averci chiesto tre volte se non abbiamo “nulla da dargli dentro”, guardando con aria concupiscente il veicolo di casa concorrente, TDC ci fa accomodare e ci descrive motorizzazioni, cavalli e tutte quelle cose noiose lì che io intanto fingevo di ascoltare e guardavo gli arredi decidendo che somigliavano molto a quelli dell’Ikea ma poi guardando meglio si vedeva che era roba più cara. Finita questa constatazione essenziale gli chiedo se c’è il navigatore satellitare. Ci spiega che è meglio non averlo perché li rubano. Meglio averlo esterno. Certo, così si va in giro come negli anni 80 con il borsello con l’autoradio. Insomma, il navigatore se vuoi c’è però al concessionario del paesone è meglio se non lo vuoi perché se poi te lo rubano lui ti dice “te l’avevo detto, io”.

Poi gli chiediamo dei colori e gli diciamo che a noi rossa piace un sacco. “Non la fanno più”. Maccome, è uscita l’altro ieri e già mi hai tolto un colore? E cosa me lo fai vedere a fare se poi non c’è? Insomma ci dice che il terremoto in Giappone ha fatto danno alla fabbrica del pigmento rosso e allora rossa non si può più fare. Mai più. Scherzo della Fiom, eh? Che io ho fatto la faccia un po’ scema mentre dentro di me mi chiedevo se il colore rosso lo fanno solo in Giappone e allora ho capito che se la Ferrari va un po’ lenta è perché gli hanno detto al pilota di stare attento che se rompe la macchina poi non gliene danno un’altra, non rossa almeno.

Allora chiediamo degli altri colori, ce li mostra e ci dice che il più bello è il grigio scuro. Che lui ce l’ha grigio scuro, grigio scuro è figo, grigio scuro is the new black, tutto il resto è bleah, stufa. Marito e io ci guardiamo e iniziano a passare messaggi non verbali tra di noi. Che TDC non lo sa ma marito e io ci abbiamo i messaggi non verbali. Uno di questi era “ti prego, non scoppiare a ridere”, per dire.

Passando ai sedili il marito chiede di che colore ci sono “Ah, no, solo neri”. E lì non ce l’ho fatta, gli ho detto “Ah, come la Ford T!” che ho visto il marito sobbalzare e però mi sono raccattata uno sguardo di incomprensione (o compatimento) dal TDC. Maccome, io ti faccio una citazione *) dottissima, storica e pure del settore e tu non sai di cosa parlo? Ma che tristezza!

Poi ci dice se la vogliamo provare, ci mette un po’ a trovare le chiavi, ce la fa provare. Soliti commenti di circostanza, ah che bel motore elastico, ah che ripresa, ah com’è comoda, e bla bla bla. Dottor Marchionne, detto fra di noi, il cassettino portaoggetti su ‘sto po’ po’ di macchina lo potevate pure fare più grandino, visto che ci devo ficcare le cartine geografiche di tutta Europa che al paesone non me la danno col navigatore. Così eh.

Rientriamo, ci chiede di nuovo se non gli diamo dentro niente. No cazzo, NO, leggi il labiale: enne o. Dopo ci porta dietro l’edificio per farci vedere altri colori e ci dice di nuovo che però tutti gli altri colori dopo un po’ stufano e grigio scuro è l’unico da prendere in considerazione, e poi pure lui ce l’ha grigia scura, per dire. Gli diciamo che vorremmo vederla anche color perla che sul catalogo sembra bellino.

(Dottor Marchionne, mi dica una roba in confidenza, ma per decidere i nomi dei colori c’avete un livello minimo di tasso alcolemico? Delle sostanze psicotrope apposta? Grigio viaggiatore? Nero indomito? Perla esploratore che pure è proprio sbagliato, al massimo esploratrice, no? Blu amletico? Che infatti sembra nero e passa il tempo a chiedersi ‘essere o non essere’…dai…)

Girando per la concessionaria (che è grandina assai) continua a parlar bene del grigio scuro, io aspettavo solo che dicesse anche che “si vede meno lo sporco” che poi gli rispondevo, indicando il piazzale, che “qui una volta era tutta campagna”, così il marito si sdraiava a ridere e la finivamo lì che non se ne poteva più. Insomma, arrivati sul piazzale vediamo che il perla in realtà è una specie di doratino popò di neonato. Nun se po’ vedé.

Ma soprattutto il piazzale era pieno-strapieno di Freemont grigioscure. Ma và???

Fatti i convenevoli del commiato, il marito e io usciamo da ‘sto delirio e appena usciti ci parte una stupidera come non se ne vedeva da anni. La ridarella da adolescenti scemi, proprio.

Dopo un po’ di ore il marito mi chiede: “Ma a te, dopo tutta ‘sta manfrina, ti è venuta voglia di comprarla quella macchina lì?”.
E io cosa gli dovevo dire? Che la macchina a me è piaciuta, però mi piaceva rossa.

*) Any customer can have a car painted any colour that he wants so long as it is black. Henry Ford (My Life and Work – An Autobiography of Henry Ford)

Cose di famiglia, Il mondo fuoriPermalink

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