Inevitabile che uno dei (tanti) punti che mi mettono ansia in tutta questa vicenda del trasferimento sia lo spostamento scolastico delle figlie.
(a monte ricordo che io ho l’ansia di default)
Ieri sera sono andata alla riunione informativa della nuova scuola media, pardon, secondaria di primo grado, che frequenterà l’INP.
Ho visto e sentito persone che mi sono piaciute, hanno raccontato cose che mi sono piaciute. Vero anche che io sono in modalità “entusiasmo a prescindere” per cui ci vuole poco. Ma nel caso di specie poco non era.
Oggi raccontavo tutte queste cose all’INP che invece era, in quel momento, nella modalità “qualsiasi cosa tu mi racconti a me comunque non piace”.
Non mi sono lasciata smontare, il marito e io le abbiamo raccontato della nostra scuola media, del fatto che noi manco ce lo sognavamo un corso di teatro, di pattinaggio su ghiaccio, di nuoto, di potenziamento di inglese o le uscite in mountain bike e le gite di più giorni. Del fatto che le nostre scuole (entrambe) non avevano nemmeno una palestra degna di quel nome. Il marito faceva educazione fisica per strada, io in un cortile con l’asfalto sconnesso. Del fatto che le cose non è che devi trovarle tutte belle ed entusiasmanti per forza ma che avere la possibilità di provarle e di provarne molte è una grande opportunità. Del fatto che le opportunità non si devono sprecare perché non sai mai quando se ne presenta una nuova.
Di questo abbiamo parlato con la preadolescente. Con molta calma e anche scherzando un po’.
Al momento della buona notte la preadolescente semi addormentata mi ha detto:
“Mamma, adesso che mi è passata la fase brontola, il teatro e il pattinaggio su ghiaccio ho proprio voglia di farli, il giro in mountain bike lo farò ma non so mica se mi piacerà…”
Fase brontola: lessico famigliare per definire i momenti in cui “tutto è no”
