Tu non fumi, non puoi capire.
No maledizione, non capisco.
Vengo da una famiglia con madre e padre fumatori. Vengo da una famiglia con un nonno laringectomizzato nei primissimi anni ’60, non aveva ancora sessant’anni.
Sì ma magari non a causa del fumo, certo. Uno che fumava tantissimo, che si è coltivato il tabacco sul davanzale e che in epoca di razionamento fumava qualsiasi cosa purché fosse arrotolabile dentro una sigaretta.
Facciamo che forse no, non è solo colpa del fumo. Ma facciamo che forse anche sì.
Uno che ha vissuto gli ultimi 25 anni della sua vita con un tracheostoma.
Uno che aveva pianificato di andare in pensione e poi viaggiare, fare passeggiate, le vacanze al mare, le nuotate.
E invece un cazzo.
Con una figlia che non ha fatto in tempo a vederlo morire, perché si è aggravato all’improvviso annegando nell’acqua accumulata nei polmoni. Perché alla fine pure lì c’era qualcosa. Non ma non è colpa del fumo. Mai fatto un lavoro a rischio, mai vissuto in luoghi inquinati.
Facciamo che forse anche sì, è colpa del fumo?
Non capisco, non capisco come, a fronte di tutto ciò, si possa provare soddisfazione inalando aria satura di tabacco.
Non capisco, non lo capirò e non faccio nemmeno il minimo sforzo per cercare di capirlo.
Mi faceva vomitare il momento in cui, dopo il pasto, i miei si accendevano la sigaretta soffiando aria azzurrina nella luce della lampada sopra il tavolo della cucina. Scappavo. Ma non stai mai qua con noi a chiacchierare un po’. No, non ci sto, mi fa schifo l’odore, voglio tenermi l’odore del cibo, non di questa merda.
Mi facevano vomitare i vestiti impregnati di puzza di fumo, avevo solo voglia di strapparmeli di dosso e scaraventarli in lavatrice. Dio che sollievo il divieto di fumare nei locali pubblici!
Sì, ma io non capisco, non posso capire.
Ahhh, che belle sensazione ti dà la sigaretta. Non le puoi capire.
No. Non le capisco.
Non capisco chi fuma in casa, la puzza di fumo che ricopre le pareti, non capisco la pelle ingrigita, non capisco la smania di dover accendere la sigaretta anche se chi ti è accanto ti palesa il suo fastidio, non capisco la frenesia della ricerca di un tabaccaio, non capisco la scorta di pacchetti in vacanza, non capisco la sconcia soddisfazione di aver comprato una stecca all’aeroporto raccontando al mondo quanto è costata e quanto hai risparmiato, non capisco il momento di attesa mentre si afferra l’accendino e si brama il primo respiro, non capisco lo sguardo di soddisfatta complicità della gente senza fiato dopo una rampa di scale mentre proferisce sghignazzando finte invettive contro il fumo e le sigarette.
Non capisco questa cosa così forte che ti impedisce di guardare oltre l’incandescenza del rotolo di morte che ti invade la bocca, la gola, i polmoni e il cervello.
io. adoro. questo. post. punto.
quello che non tollero, che mi fa diventare una iena, è essere anormale perché non fumo. è essere diversa perché non fumo. essere io quella che dà fastidio. che liberazione il divieto di fumo nei locali: aspetto quello in strada.
No, non sei anormale e una iena perché non fumi: sei anormale e una iena perché pretenderesti di imporre agli altri di obbedirti anche all’aperto, dove non ce n’è ragione, al solo fine di sentirti superiore.
Mmmhhh…. Ti ha mai detto nessuno che se fossi americana ormai lasciare in giro per il web scritti che molto probabilmente non piacciono molto al “capufficio” non sarebbe una buona idea?
Guarda, dopo aver visto una famiglia di fumatori, la mia, io sono arrivata a una conclusione: il tabacco è una vera e propria droga, ed è quasi peggio dell’eroina, perché dà la stessa dipendenza psicologica, dà dipendenza fisica, produce grossi danni sul fisico, ma è pure legalizzato e lo spacciatore è il tabaccaio sotto casa.
Eh già, ci siamo sempre sbagliati: quei tipi che schiattano in quanche bagno pubblico a trent’anni con l’aspetto di uno di settanta e con la siringa nel braccio sono dei fortunati. Pensa se fossero andati dal tabaccaio invece che dal pusher che brutta fine avrebbero fatto.
anche io non capisco. come te . punto. chicca.
Probabilmente questo è uno di quei post a cui sarebbe stato bene bloccare i commenti. Ho ricevuto una mail in cui un amico mi parla del suo male incurabile e causato dal fumo, a me ha messo rabbia e tristezza. Morire con una siringa nel braccio è più rapido.
anch’io non capisco, proprio non ci riesco, ho anche provato a quattordici anni: ero l’unica della compagnia a non fumare ma non ho mai capito cosa ci fosse di bello
Chapeau
Come ti capisco io! E per non parlare di guai/morti familiari (che vabbe’, vai sempre a vedere causate da che) aggiungo invece i viaggi da pendolare in piedi stretti come sardine e in più appestata quotidianamente dal fumo degli altri, e in più incazzata nera perché dovevo sorbirmelo, dato che qualche vagone non fumatori c’era, ma gli ingressi (oddio, come chiamarli?) proprio no… E le file in qualsiasi posto, dove non potevi spostarti ma ti fumavano davanti, dietro, di fianco… Ecco, se devo dire un’unica cosa che è cambiata decisamente in meglio negli anni, è la possibilità di non dover essere più appestati dal fumo degli altri, evviva!