Cronaca surreale (ovvero Storia di un frigorifero) (ovvero Il pianeta delle scimmie urlatrici)

Dopo tutta una serie di riflessioni su come arredare il cucinotto della casa temporanea, il marito e io giungiamo alla conclusione che la cosa più semplice ed economica è trasferire il nostro frigorifero e il nostro forno costruendovi intorno una minicucina con qualche mobiletto e due pensili, possibilmente low cost.

Per questioni di tempo e di difficoltà logistiche scartiamo l’opzione Ikea e, addì 1 luglio ultimo scorso, andiamo al Mercatone Uno locale dove scopriamo che comprare tre mobiletti e due pensili, oltre al tempo di consegna lunghissimo, costa di più che comprare un’intera cucina di quelle in offerta. Abbandoniamo quindi l’idea di trasferire gli elettrodomestici e compriamo una cucina completa, low cost, molto low cost, diciamocelo. Ma tanto deve durare un anno, mica una vita.

Il giorno 10 luglio ci viene consegnata la cucina, i montatori attaccano il frigorifero e questo produce immediatamente dei rumori inquietanti, tipo centrifuga della lavatrice, per capirci. Mi dicono (caso non lo avessi capito da sola) che ciò non è normale e di chiamare subito l’assistenza tecnica.

Inizio quindi a scartabellare la documentazione del frigo e scopro che l’aggeggio è di una marca (mai sentita) riconducibile ad un produttore turco. Aggrottamento di sopracciglia.

Telefono al numero verde dove mi viene detto che il tecnico della zona mi avrebbe contattato entro pochi giorni. Siamo di mercoledì. Al venerdì, non avendo sentito nulla richiamo il numero verde, mi danno il numero del tecnico. Lo chiamo. Mi fa un cazziatone perché secondo lui la frazione indicata è in un altro comune rispetto a quello indicato da me (ha torto marcio ma amen) e poi a lui non risulta la via, in effetti dal call center gli è stato trasmesso un nome sbagliato ma con un minimo sforzo di fantasia e considerando che non stiamo parlando di New York e nemmeno di Los Angeles ci si poteva arrivare, giuro.

Vabbè, il tecnico mi dice che viene martedì, gli dico che martedì non posso (quel giorno starei traslocando casa dei miei) e allora mi dice venerdì, in tarda mattinata.

Venerdì in tarda mattinata ritelefono, mi dicono “ah sì, viene nel pomeriggio”. Gli rispondo più o meno “PomeriggioStoParDiCiufoli, si era detto mattinata, che sia mattinata”, mi rispondono che arriva alle 12. Alle 12.20 si presenta un veicolo dal quale scende quello che ad un primo sguardo mi sembra un tredicenne, mi faccio al volo delle domande silenziose ma poi, ad un esame più attento, il tizio si rivela essere una ragazza, massimo 25enne, mingherlina. Il tecnicOH WAIT, la tecnica.

Apro un inciso. Ora, io sono la prima promotrice delle pari opportunità, dell’eliminazione dei pregiudizi, dell’importanza dell’apporto femminile negli ambiti professionali tutti e senza distinzione. Ma, porcaloca, per estrarre un frigorifero da incasso dal suo alloggiamento e soprattutto per rimettercelo ci vuole una dose di forza che, scoccia dirlo, il gentil sesso difficilmente ha. Fine dell’inciso.

La tizia sale il casa con aria un po’ annoiata, mi chiede “quale sarebbe il problema di questo frigorifero?”, lo accende, fa un salto di un metro quando il frigo fa la sua imitazione della centrifuga (giuro, ho fatto fatica a non ridere) e mi dice “Questo frigo ha un problema”. Eh. Ma dai.

Scende a prendere gli attrezzi, estrae, non senza fatica, il frigo dalla sua sede, constata la morte del compressore, mi dice che il pezzo va ordinato e poi mi fa la domanda dell’anno: “Glielo rimetto al suo posto?” Ma no, ma figurati. Ho un cucinotto largo un metro e quaranta, sessanta centimetri sono occupati dai mobili, che fastidio vuoi che mi dia un frigorifero lasciato lì in mezzo. Anzi, se ci vuoi portare anche, che so, un paio di lavatrici che ti avanzano. Certo che lo rimetti al suo posto!

Alla fine, in due, ce l’abbiamo fatta. Mi assicura che l’ordine sarebbe partito nel pomeriggio e che nell’arco di 24/48 ore tutto si sarebbe risolto.

Io inizio a fare quattro conti e mi dico che martedì, al massimo mercoledì dovremmo essere a posto.

Mercoledì 25 luglio telefono per chiedere notizie, iniziano a raccontarmi fatti personali della persona addetta agli ordini e comunque nessuno sa nulla. Giovedì richiamo, la tizia degli ordini mi racconta un po’ di fatti suoi personali e mi dice che ha appena mandato l’ordine. Appena mandato???

Altra raffica di fatti personali e poi l’assicurazione che “al più tardi sabato il pezzo arriva e al più tardi lunedì risolviamo tutto”. Sabato mattina chiamo e del pezzo non ci sono notizie, gliene canto un po’, ormai sono davvero inviperita.

A quel punto chiamo il Mercatone Uno, parlo con la direttrice che fondamentalmente concorda con la mia teoria che un servizio di assistenza tecnica non deve dipendere dai fatti personali di uno dei dipendenti, mi dice che essendo sabato non può far molto ma che lunedì si sarebbe occupata della cosa.

E siamo a lunedì. Oggi. Nel primo pomeriggio richiamo l’assistenza, mi dicono che “forse il pezzo non è in magazzino, ora mando una mail di sollecito”. Ok, la tizia probabilmente ormai ce l’ha con me perché non sono abbastanza solidale con i suoi fatti personali, fatico a farle capire che non ce l’ho con lei ma con la sua organizzazione nella quale in sua assenza nessuno sa fare un ordine. Ma poi a me questi mi pagano per elargire consigli sull’organizzazione del loro lavoro? No, vero? E allora andassero al diavolo.

Nel frattempo mando una mail al produttore tramite il modulo sul sito, trovo il numero di telefono del produttore, chiamo, spiego, mi indicano due indirizzi mail a cui scrivere: uno del responsabile After Sales e uno del callcenter di TopNet Service, che sono coloro che dovrebbero coordinare l’assistenza.

Mando una mail ad entrambi, ventilando la possibilità di agire legalmente per la tutela dei miei diritti, la mail del callcenter mi torna indietro con l’avviso di assenza fino al 19 agosto (andiamo bene), il responsabile After Sales mi scrive che ha sollecitato “al titolare della Rete di Assistenza un veloce intervento”, spero solo che non l’abbia fatto tramite lo stesso indirizzo email dell’avviso assenza…

Richiamo il Mercatone Uno e mi dicono che “stanno gestendo la cosa tramite la loro sede centrale”, qualunque cosa voglia dire.

E intanto qui è dal 10 luglio che si è segnalato un malfunzionamento e dal 17 luglio, giorno del nostro trasloco, che si beve thè freddo caldo e acqua a temperatura ambiente. Con grandissimo beneficio del mio, già ricco, repertorio di parolacce.

Siamo al 30 luglio e ancora non c’è in vista una conclusione di questa vicenda.

Per vostra informazione, la marca del frigorifero in questione è Beko, avranno anche le “smart solutions” ma sarà meglio che si sforzino di farle funzionare perché l’assistenza tecnica di smart ha ben poco.

Finché questi hanno in ostaggio il compressore del mio frigorifero mi sforzerò di rimanere molto oggettiva e infatti oggettivamente ho esposto l’accaduto, poi da tutto ciò tiratevi fuori le conclusioni che meglio credete mentre leggete e rileggete questo post con calma, magari sorseggiando una birra fresca.

Voi che potete.

Giftschrank, Il mondo fuori, La casa temporaneaPermalink

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>