Category: La casa nuova… (Page 1 of 5)

Degna conclusione?

Ma magari! Il fatto è che la conclusione è lontana…

Come potevamo noi sperare che data la massa di personaggi strampalati che ha lavorato intorno a questa casa la cosa si esaurisse nella fase iniziale?

Infatti no.

Arrivato il punto di mettere in vendita l’appartamento abbiamo optato per un’agente immobiliare che ci aveva fatto una buona impressione qualche mese prima, quando siamo andati con lei a vedere qualche immobile, quando ancora cercavamo un immobile nel paesone.

ERRORE 1.
Ora. Quando tutti ti dicono “vai in un’agenzia locale e mi raccomando, non affidarti ai franchising perché conoscono meno il territorio/c’è troppo turnover/hanno robe invendibili ecc” e tu SAI che hanno ragione perché effettivamente mediamente è così. E allora cosa fai? Ti rivolgi a questa persona perché ti è piaciuta ecc ecc. Un franchising.

ERRORE 2.
Quando dovete vendere un immobile MAI dico MAI e ripeto MAI affidarne la vendita in esclusiva. Poi potete pure scegliere di usare una sola agenzia però senza la malefica clausola dell’esclusiva.

“Esclusiva” tradotto in italiano significa che qualunque cosa accada, se l’immobile viene venduto l’agenzia percepisce la sua percentuale. Fa niente se il compratore l’avete trovato voi. I soldi loro li  prendono comunque.

Tradotto ancora meglio significa che quanto più voi avete bisogno di vendere tanto meno loro si sbattono perché partono dal presupposto che tanto vi sbattete voi. Geniale, no?

Ai primi due errori, siccome non bastavano, si è aggiunta la

CAZZATA GRAVE 1
Abbiamo affidato a questi signori un mandato che il marito sostiene essere trimestrale io invece ricordo quadrimestrale. Come mai tutta questa chiarezza? Semplice, abbiamo perso la nostra copia del contratto.

Non solo, siccome l’abbiamo persa non abbiamo ovviamente disdetto nei tempi previsti per cui si è rinnovato tacitamente per altri tre (o quattro, a seconda delle versioni) mesi. Geni pure noi.

Non solo.

Ai primi di ottobre la tizia dell’agenzia mi chiama e mi comunica che intende mostrare l’immobile ad un suo collega di un comune un po’ più in là. Ok, fisso l’appuntamento, vengono e la tizia mi comunica serafica che la “relazione” passa al suo collega perché lei chiude l’agenzia. Ovviamente mi mettono a conoscenza di ciò dopo che il famoso rinnovo tacito è già scattato. Che simpatiche canaglie, eh?

Ovviamente da allora non si è più fatto vivo nessuno, manco uno straccio di certificato energetico mi hanno chiesto e questo dà l’idea di quanto stiano pubblicizzando l’immobile. Zero.

Secondo i nostri calcoli, nella peggiore delle ipotesi il mandato scade a fine di questo mese e fino ad allora non mi muovo nemmeno io. La regina dei bradipi, ecco cosa sono.

Da tutto ciò si evince che: se appena appena avete tempo, voglia, un minimo di competenza e dovete vendere una casa provateci da soli. Se proprio dovete andare in un’agenzia sceglietene una antica, consolidata e localmente stranota. E in ogni caso non date mai, dico mai, il mandato in esclusiva.

Poi tanto farete tutti esattamente come noi, il contrario di tutto ciò.

Io però ve l’avevo detto.

 

e come potevamo noi…

Potevamo noi capitare in un palazzo senza il bimbominkia?
No, ovviamente.

Il bimbominkia in questione ha la forma di un (ora) diciottenne del quale abbiamo avuto il dubbio piacere di vivere tutta l’allegra adolescenza da bimbominkia. Posto che sia finita e non ne sono sicura.

Il bimbominkia presenta il tipico aspetto della specie, jeans col cavallo nell’incavo del ginocchio, camminata irriproducibile e comunque funzionale alla difficile lotta tra forza di gravità e tessuto dei pantaloni, giubbottino con un sacco di scritte e cappellino da baseball, spesso con visiera all’indietro onde accentuare la caratteristica espressione da bimbominkia. E’ gentile eh, va detto. Quando ti incontra interrompe la masticazione della cicca e saluta. Ciao, oltre no che diventa difficile.

Quando ci si rivolge al bimbominkia, tipo per dirgli che
*giocare a pallone nel corsello dei box tirando delle gran pallonate col pallone di cuoio non è cosa buona e giusta
*sgomberare il box per fare ordine è cosa buona e giusta ma mettere tutto il contenuto del suo box davanti ai box dei vicini (che poi casualmente devono uscire con la macchina) non è cosa buona e giusta, soprattutto se lo sgombero dura un paio di giorni…
l’esemplare ti guarda con espressione da bimbominkia perplesso, poi inizi la sua risposta con il verso “he he he” (verso tipica della specie in questione…)

Il bimbominkia, quando era ancora ggiovane ggiovane, ha pensato bene di fare delle incisioni rupestri nell’ingresso del palazzo. Quando si è fatto presente alla mamma del bimbominkia che fare incisioni rupestri negli spazi comuni non è consentito dal regolamento condominiale lei si è difesa dicendo che “non ci sono le prove che è stato mio figlio”. Quando le si è fatto presente che 1. tutti gli altri minori presenti nel palazzo non sapevano ancora scrivere 2. le incisioni rupestri erano firmate col nome del bimbominkia, ha biascicato qualcosa di “prove non conclusive”. Da ciò si desume che questo bimbominkia ha anche una mammaminkia.

Il bimbominkia ovviamente frequenta un nutrito gruppo di suoi simili che si caratterizzano per comportamenti particolarmente intelligenti. Tipo sbagliare a suonare il campanello alle 5 del mattino della domenica, e una volta apostrofati (a male parole, capirai) assumere l’espressione da bimbominkia spaventato e dire “scappiamo scappiamo”. Cazzo scappi, ormai mi hai svegliato, pirla!
Oppure confondere le porte degli appartamenti tentando di entrare a casa mia dicendomi “apri dai, non fare il pirla”. Al mio cortese ma fermo invito ad impegnarsi per cercare di comprendere la differenza fra portaombrelli (a fianco della mia porta) e ficus beniamina (a fianco della porta di famigliaminkia) è seguito uno sguardo perplesso (da bimbominkia, dai diciamocelo).

Ora, con gli anni le cose sono un po’ migliorate, non butta più i mozziconi delle canne giù dal balcone, non fa più i festini con gli amici fino a notte fonda, insomma, si è un po’ tranquillizzato. Insomma, la situazione parrebbe in miglioramento.

La cattiva notizia è che ha un fratello minore. Bimbinominkia.

già che c’era…

L’altro giorno è venuto in ufficio il nostro muratore di fiducia accompagnato da un amico. Idraulico.
Già che c’era l’ho incastrato ben benino e gli ho raccontato dei nostri problemi di:

  • numero un water che non scarica
  • numero un lavandino semiostruito

Già che c’era è venuto subito nel pomeriggio, ha smontato il water (trovando dentro ovviamente un giocattolo).
Già che c’era ha dato un’occhiata al lavandino scoprendo che non ha il sifone.
Sorpresa sorpresona. Oddio, visto il livello dei fornitori del “cantiere della casa nuova” nulla ci dovrebbe sorprendere…

L’idraulico ha fatto entrare nel tubo un aggeggio per vedere dov’è l’ostruzione e l’aggeggio si è bloccato, in quel momento è passato di lì il muratore per salutare e vedere come vanno i lavori.
Già che c’era gli abbiamo chiesto di fare un buco nel muro ed estrarre l’aggeggio.

Già che c’era si è scoperto che il sifone c’è ma è dentro il muro. Roba mai vista.
Già che c’erano hanno estratto il sifone murato e l’hanno sostituito con un sifone messo nel suo posto istituzionale.
Già che c’erano hanno dato un’occhiata agli altri sanitari concludendo che la situazione è la stessa, sifoni dentro il muro.

Stasera suona il telefono, è il muratore, domani è qui in zona e già che c’è passa di qui per sistemare le piastrelle.

Già che ci siamo a me piacerebbe una settimana (UNA) senza carte degli imprevisti.

scatole vuote…

All’epoca in cui fu progettata “la casa nuova” non si sapeva ancora se sarebbe stato possibile recuperare il sottotetto per cui l’architetto (nonché mio socio/amico/ex-allenatore/ex cotta adolescenziale ecc ecc) disegnò il bagno della mansarda con una superficie particolarmente ampia per compensare le probabili capocciate contro le travi del tetto.

La superficie del bagno è delimitata dalla posizione della scala che essendo in cemento ha richiesto un rafforzamento della soletta in corrispondenza degli estremi, insomma per farla breve una volta ottenuto il permesso per recuperare il sottotetto il bagno è rimasto tale.

Com’è, come non è uno degli svantaggi dell’avere un bagno ampio e tutto sommato molto meno usato dell’altro è che si giunge all’inevitabile (per noi) utilizzo come luogo per appoggiare cose poco usate all’insegna del “lo metto un attimo qui e poi lo sistemo” che poi è cugino del “questo lo tengo che ora non mi serve ma può tornare utile”. Siamo maestri di entrambe le specialità , qui.

Oggi mi sono resa conto che negli anni ci siamo riempiti di scatole. Scatole di tutti i generi ma soprattutto scatole delle scarpe delle bambine “che sono piccole e poi tornano utili”. Quando e soprattutto per cosa non è dato di saperlo.

Insomma, da un paio di giorni è partito uno dei miei periodici riordini casalinghi e per ora sto ordinatamente impilando scatole vuote nel bagno meno usato. Praticamente ci sto portando quelle che ancora non vi si trovavano.
Se non altro le aggrego, ecco. Poi penserò a cosa farne.
Non sarà  risolutivo ma è un passo avanti.
Credo.

altre età

Questa mattina mi sono fermata qualche minuto in giardino, volevo mostrare all’INP una “fetta” del tronco del tiglio per spiegarle la questione degli anelli e degli anni.
Mentre guardavo perplessa il tronco cercando di racappezzarmi si avvicina il giardiniere che stava sistemando i residui di pezzi dell’albero e mi mostra che quello che tutti chiamavamo il Tiglio in realtà erano tre piante cresciute attaccate. Tre tigli. E mi mostra le evidenti righe scure dove i tre tronchi si fondevano a costituirne, all’apparenza, uno solo. Mi mostra inoltre che, nonostante lo spessore, la pianta vada ridatata, non ultracentenaria ma al massimo settantenne.
Sempre un’età di tutto rispetto.

Poi ci ha mostrato un altro pezzo di tronco dove appariva evidente che nelle giunzioni fra i tronchi c’era un discreto strato di legno marcio spiegando che la struttura aveva iniziato a deteriorarsi probabilmente già da prima dell’inizio dei lavori del cantiere.
Lesson learned, il detto “l’apparenza inganna” vale anche per gli alberi.

“Certo, era una struttura imponente, però già dalle radici aveva una fragilità di fondo, si è infilata umidità nel vuoto fra i tronchi ed è dilagato il marciume.”

Frase che a me chiarito un po’ di cose in tutt’altro ambito, ma questo è un altro post.

il Tiglio

il Tiglio è morto.

Scrivo col sottofondo del rumore della sega elettrica con la quale stanno tagliando gli ultimi pezzi di un tronco enorme.
Il Tiglio aveva oltre cent’anni e quindi se ne scrive con la maiuscola.

Il Tiglio era nella corte della vecchia cascina, circondato su due lati da casine basse, alla sua destra, guardando dalla strada, un piccolo frutteto. La corte era in terra battuta, anzi in erba, un’erba verdissima, anche d’estate. Le faceva ombra il Tiglio, e non era un’ombra qualsiasi.
L’ombra dell’albero più bello del paesone, scusate se è poco.

Quando fu progettato il condominio furono fatti dei carotamenti per vedere i limiti dell’apparato radicale, il palazzo fu progettato tenendo come priorità la salvaguardia del Tiglio.
Nella demolizione della cascina massima attenzione al Tiglio, nella costruzione del palazzo massima attenzione al Tiglio. Ma probabilmente non è andato tutto come previsto e il Tiglio si è ammalato. Un fungo, così diagnosticò il fitopatologo.

L’unica cosa che avrebbe potuto guarire il Tiglio era il sole, ma il sole non c’era più. Grazie ad un imbecille dell’ufficio tecnico che fece ribaltare il progetto della casa chiedendo che la parte più alta del palazzo fosse rivolta ad ovest. La punta dei rami del Tiglio spuntava orgogliosamente sopra i 4 piani del palazzo. Ma il sole del pomeriggio non c’era più.
E il Tiglio peggiorò.

Infiltrazioni, esami, medicine e cure nulla hanno potuto e il Tiglio è morto.

Mi piace pensare che si sia sdegnatamente rifiutato di scendere al pari di quelle striminzite piante, tutte un po’ spelacchiate, che si vedono nei giardini condominiali, pigiate tra i palazzi.
Lui era il Tiglio.

tetris…

La libreria millenaria è finita. Oddio, finita.
Ho completato la struttura portante, l’ho anche fissata al muro.

Ora, iniziando a riporre i libri, mi sono resa conto che mancano un mare di ripiani e che ho finito il mordente per i ripiani.

E ho anche delle difficoltà  a fare il tetris coi mobili che si trovavano dove ora c’è la libreria.

Non se ne uscirà  più.

tende [3]

Il capolavoro (oddio).jpgE’ che poi unA è anche contenta dei pasticci che combina…

tende [2]

Dall’operazione di montaggio delle tende (due bastoni = due finestre) sono avanzati alcuni pezzi:

– quattro tasselli – e ciò si spiega con la mia fobia del trapano per cui ho deciso di risparmiare sui buchi e al posto di quattro tasselli per bastone ne ho messi solo due…
– zero viti per i sopraccitati tasselli – e quindi anche volendo fare diligentemente due buchi per “portabastone” sarei stata in crisi di viti…
– una vite piccola – di cui non ho idea cosa fare
– 8 viti lunghe – di cui né il modo d’uso né le mie lunghe riflessioni hanno individuato lo scopo
– tre pezzetti di plastica bianca – di cui non ho capito se avrei dovuto fare qualcosa o fanno semplicemente parte dell’imballo…

Leggendo il modo d’uso viene descritto un passaggio di cui non ho capito la logica, l’esecuzione e lo scopo. Motivo per cui l’ho saltato.

Secondo me l’aggiunta di pezzi supplementari e/o diversi da quelli illustrati nel modo d’uso ha lo scopo di dissuadere gli imbranati (come me) oppure di disincentivare l’acquisto…mah… una sorta di selezione all’origine?
Non molto intelligente, a mio parere…

Ora, sconsiglierei alle figlie di giocare a Tarzan con le tende però per ora (giorno 1) le tende stanno su e sono pure carine…

(la saga continua…mancano una portafinestra e la finestrina del bagno)

robe da uomini…

Il trapano è roba da uomini.

Sì. E al diavolo con tutta la teoria della parità  dei sessi, delle pari opportunità , delle femministe d’assalto e bla bla bla.

Il nostro trapano è roba da uomini. Quando abbiamo comprato la prima casa, mio papà ci passò, come “soluzione d’emergenza”, il suo vecchio trapano, un Bosch P120SB talmente vecchio che se lo cercate in rete non se ne trova traccia. Ovviamente non l’abbiamo mai sostituito.

La scatola è tenuta insieme con lo scotch dell’ex-datore di lavoro di mio papà, considerando che mio papà è in pensione da almeno 15 anni fate un po’ voi.

Il coso pesa una tonnellata per cui non riesco ad avere la mano molto ferma.

Che un tassello da 6 mm entri agevolmente in un buco fatto con la punta da 5 mm rende l’idea?

Comunque a breve avremo delle tende montate. Due anni dopo il trasloco.
Son cose.

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