Category: La nuova casa vecchia

Eppure io avevo dichiarato

Anni fa, nel lontanto 2004, avevo solennemente dichiarato (ripetendolo peraltro in ogni possibile occasione) che: “io mai più entrerò in una casa che non sia perfettamente finita e completa e funzionante in ogni minimo dettaglio”.

Avevo. Dichiarato. Sì.

Oggi hanno montato finalmente l’ultima porta di casa, che a partire da questo medesimo istante è pertanto ufficialmente chiudibile e riempibile.

Domani mattina arrivano i letti delle bambine e l’armadio della camera della PBF.

Bene. Anzi, no.

Il divano è disperso nei magazzini di corriere ignoto, nel senso che mi hanno telefonato una decina di giorni fa per annunciarmi la consegna per il giorno dopo. Ho chiesto di posticipare, siamo rimasti d’accordo che avrebbero richiamato e ora non si sa più nulla. Non so nemmeno chi sono…

La stufa a legna è presumibilmente in viaggio dal Belgio a Brescia, non ho idea di come e quando arriverà fin qui.

Il piano della cucina è in produzione, i mobili sono già montati, mancano però le maniglie, gli elettrodomestici e, appunto, il piano.

Il nostro letto riposa nel magazzino JYSK, dobbiamo ancora capire come farcelo portare e possibilmente montare. Va bene lottare con i montaggi ikea, non ce la possiamo fare ad aprire altri fronti.

Altri mobili dormono, ancora ignari, nei magazzini ikea (corsico o carugate, come ci girerà) in attesa dell’inevitabile profluvio di parolacce che accompagnerà il montaggio, ma tanto fa parte del gioco.

Parte dei mobili della casa temporanea verranno ridislocati e magari ricomposti, in parte verranno parcheggiati temporaneamente in attesa di essere portati nella casa al mare, non ho idea di chi, come, quando e perché.

Nel frattempo: il piastrellista ha finito le piastrelle angolari e sta aspettando che arrivino per poter finire il balcone. L’elettricista deve montare le placchette ma lo fa solo quando ha finito l’imbianchino. Quest’ultimo finirà le scale quando avrà finito il mobiliere. L’idraulico sta aspettando che arrrivino i termoarredi sostitutivi di quelli che NOI abbiamo ordinato della misura sbagliata, poi verrà a montare anche il box doccia.

Vestiti e l’altra roba sono sparsi in quattro posti diversi. Un trasloco diluito, ecco cosa sarà. Anche piuttosto delirante.

Io dichiaro solennemente che non ho nessuna intenzione di sclerare per cui approccerò il tutto con calma serafica e un sorrisino sereno, pacato, moltozen e anche un po’ idiota.

Vedremo quanto dura.

Domande ansiogene

Le fasi finali di un cantiere sono le più convulse.
Ad un tratto tutti vogliono sapere un sacco di cose, cose difficili, cose inesorabilmente definitive.

“i punti luce?”
“la direzione dei decori delle piastrelle?”
“la posa delle piastrelle: a correre?”
“le soglie?”
“il colore delle maniglie?”
“il colore della facciata?”

Diobonino.
Ci salva che ci siamo già passati per cui sapevamo.
Sapevamo che ci avrebbero fatto un sacco di domande ansiogene.
Rimangono comunque ansiogene.

Piccoli cantieri crescono

Il giorno di avvio dei lavori di ristrutturazione, addì 14 gennaio dell’annodelsignore 2013, marito e io ci presentiamo presso l’aspirante cantiere e… ci ritroviamo soli soletti.

Sguardi perplessi, risatine imbarazzate, battutine scontate.

Telefonata.

Il titolare della società di costruzione ha l’influenza. Tutto rimandato. Al giorno dopo.

Il giorno due dell’avvio (presunto) dei lavori nevica. Ciononostante si riesce almeno a delimitare l’area di cantiere. Ad imperitura memoria si allega prova fotografica.

Come dire…un inizio scoppiettante…

migrazioni

Se la Pianura Padana voleva fare uno sforzo per convincerci della nostra scelta, ecco, ci sta riuscendo. In pieno.

Odio questo caldo. Odio il senso di appiccicaticcio sulla pelle appena si fa il minimo movimento, odio le zanzare, odio questo clima estivo che ti ruba per settimane e settimane la voglia di fare. Odio svegliarmi di notte con la maglia bagnata. Sarà l’avanzare dell’età, di anno in anno mi pesa di più.

L’unica cosa piacevole è svegliarsi la mattina prestissimo, andare pigramente sul terrazzo a bagnare le piante e respirare quei brevi momenti di illusoria frescura appena dopo l’alba. Sì, ok, ma poi quelle ore di sonno mancano.

Siamo così abili che anche questa volta riusciamo a traslocare in piena estate, in pieno caldo. E far scatoloni con il caldo non è piacevole, nemmeno per un po’.

Le tempistiche sono serratissime, a metà mese traslocano i miei e subito dopo noi. Prima ci sono ancora un po’ di lavoretti da organizzare nella futura casa dei miei, installare una doccia al posto della vasca, cambiare prese di corrente, allacciamenti, contratti. Lo so che per avere tutto perfetto per loro in modo che non abbiano disagi andrà a finire che noi saremo accampati per settimane.

Almeno lo saremo al fresco.

Stay relaxed

In tutti i contatti avuti finora con istituzioni, enti, uffici del comune in cui è collocato il PMA (Paesinino Mezzo Arrampicato) il messaggio che ci è arrivato forte e chiaro è “stay relaxed“.

Le nostre ansie da “c’è una scadenza?”, “entro quando?”, le nostre frette e le nostre frenesie cozzano inevitabilmente contro toni e sguardi di perplessa incomprensione e uno stile di vita molto più tranquillo e rilassato. Saranno i numeri perché il comune, alla fine, è grande un decimo del paesone dove viviamo ora, sarà l’aria, sarà la distanza dalla metropoli. Non lo so cosa sarà, però mi piace.

Saremo noi a dover fare lo sforzo di “defreneticizzarci”…

approfondiamo…

In realtà alla decisione di trasferirci nel PMA (paesinino mezzo arrampicato) siamo giunti con una serie di giri di pensieri.

L’anno scorso, a giugno, mio papà è caduto in bicicletta, ho fatto un paio di mesi nel pieno dell’estate ad andare avanti e indietro tra casa e clinica di riabilitazione nell’Oltrepò. Una faticaccia. Residua un padre che non è mica più tanto quello di prima, fisicamente sta benissimo ma psicologicamente è acciaccato assai, timoroso, ansioso. Uno sfacelo, insomma.

A febbraio la stessa cosa (simile) è successa a mia suocera e a cascata ci siamo fatti un discreto periodo a pendolarizzare tra ospedali.

Ad un certo punto marito e io, che siamo entrambi figli unici e che oltre a madre (sua), genitori (miei) abbiamo altre due zie (sue) ultraottantenni e senza figli –  ancora attivissime però non si sa mai-  ci siamo guardati e ci siamo detti che avere tutto ‘sto allegro gerontocomio in un raggio di massimo 5 km non sarebbe affatto scomodo. E quindi d’imperio abbiamo deciso di prendere la parte meno anziana del gruppo dei geronts e di ridislocarla insieme a noi in posizione più comoda. A noi.

Che diamine.

 

e iniziamo subito bene

Guardando e riguardando la planimetria della nuova vecchia casa ho deciso (e poi me ne pentirò, beninteso) che la libreria millenaria verrà scomposta MA soprattutto diventerà bianca.

Questo dopo aver passato mesi (anni?) a far diventare blu i montanti e rossi i ripiani di 3,20 metri lineari di IVAR.

Quindi fra qualche mese qui si parlerà profusamente di cementite. Sappiatelo.

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