Category: Altri bimbi…

non ci sono tagliata

proprio no. Non ci sono tagliata per fare la mamma. Zero pazienza, troppa acidità.
Troppe volte mi accorgo che mi trattengo a fatica (e a volte non mi trattengo) dal dire delle robe irripetibili.

Oggi, amichetta della PBF a casa nostra per giocare: “Sai, mi è caduta la crosta che avevo sul dito”
M: “Ah sì…”

Tre minuti dopo ritorna: “Lo sai che mi è caduta la crosta?”
M: “Sì, me l’hai detto tre minuti fa…”

Due minuti dopo: “Ma lo sai che mi è caduta la crosta del dito?”

Ma allora!!! Ma sei rincoglionita o hai la lebbra???

No, non l’ho detto. Ma davvero, ci sono occasioni in cui trattenersi è una fatica fisica.

viaggiare con la fantasia…

Da quando, anni fa ormai, ho letto questo post di ComidaDeMama avevo voglia di fare una cosa simile alla scuola dell’infanzia. Per tutta una serie di motivi non sono riuscita a “far passare” l’idea alle insegnanti dell’INP, in compenso le insegnanti della PBF l’hanno accolta con grande entusiasmo.

L’anno scorso il leit motiv dell’anno scolastico era l’essere diversi ed essere uguali, dalle storie di Elmer fino ai bambini di tutto il mondo. Le mamme “straniere” sono state coinvolte e, una alla volta, sono andate in classe a raccontare una fiaba o una filastrocca o una canzoncina nella loro lingua, a parlare del loro paese, la mamma cinese ha insegnato ai bimbi a usare i bastoncini, ha portato gli involtini primavera, ha scritto i nomi di tutti in ideogrammi.

Io sono andata, con tanto di pc, presentazione openoffice e proiettore e abbiamo fatto finta di prendere l’autobus, siamo arrivati alla frontiera dove il doganiere (sempre io con camicia mimetica e cappello preso in prestito dal marito) ha chiesto i documenti, abbiamo attraversato il tunnel del Gottardo, abbiamo mangiato il cubetto di emmental all’autogrill 😛 e siamo arrivati in Germania dove abbiamo parlato di Foresta Nera, di fattorie, di orologi a cucù, di boschi, di animali, abbiamo fatto uno spuntino con un pezzettino di wuerstel e poi abbiamo cantato una filastrocca e letto una storia sul bosco.

La cosa è tanto piaciuta che quest’anno si è replicato, la mamma colombiana ha raccontato del suo paese e insegnato ai bimbi a ballare la salsa, la mamma spagnola non so cosa abbia fatto, la mamma senegalese e quella moldava non so cosa faranno. E’ un peccato non riuscire a coinvolgere la mamma marocchina ma proprio non si fa coinvolgere…

Oggi, con gli undici cinquenni della classe della PBF, abbiamo preso l’aereo, con tanto di valigette di cartone fatte da loro con dentro i vestiti (di carta) ritagliati e colorati e l’etichetta col nome, il check in con l’etichetta con lo scotch di carta, i biglietti lufthansa stampati e personalizzati, l’imbarco del bagaglio nella pancia dell’aereo, la hostess con le bibite e poi, arrivati a Berlino, abbiamo parlato della bandiera e dello stemma della Germania, dello stemma di Berlino (che quest’anno stanno facendo le ore di “cittadinanza”, sanno tutto di stemma e bandiera dell’Italia e sono incuriositissimi da tutte le altre bandiere), abbiamo accennato al muro, alla sua caduta e abbiamo parlato di Knut, l’orso polare nato in cattività tre anni fa, poi abbiamo cantato una canzone-gioco sugli orsi, che siccome è piaciuta l’abbiamo fatta due volte…

Poi siamo tornati, abbiamo recuperato le nostre valigine ed era quasi ora di andare a casa.

“Ma domani torni ancora e andiamo da un’altra parte, vero?”

Questa cosa l’avremmo dovuta fare venerdì scorso, poi per vari motivi non siamo riusciti e abbiamo rimandato a oggi, i biglietti però riportavano la data di venerdì e quindi ci è scappata anche la spiegazione sul vulcano e le ceneri e l’annullamento dei voli. Avevano già visto una presentazione di questa cosa e sapevano tutto, ‘sti cinquenni del ventunesimo secolo.

Sul pc avevo una cartina dell’Europa per far vedere loro il percorso del nostro volo.

“Mi fai rivedere dov’è il vulcano, quello che ha ruttato?”

Nota a margine. Il seduttore taglia soldo di cacio che regala i baci per*ugina mi ha comunicato che lui e la PBF sono fidanzati. Ecco.

Bisogna che mi segni un appunto…

…che la prossima volta che mi viene in mente di andare in piscina con 4 personcine under 10 magari ci penso meglio. Una riflessione più approfondita, ecco.

Stamattina armata di INP, PBF, amichetta 7enne dell’INP, sorella 9enne dell’amichetta 7enne dell’INP, sono andata a trascorrere metà giornata in piscina. Metà perché alle 14.00 arriva un oratorio feriale e onestamente a quell’ora la mia capacità di sopportazione non è più in uno stadio in cui poter sopportare 250 bambini schiamazzanti oltre alle 4 affidate alle mie amorevoli cure.

In macchina la discussione sul “perché lei sta davanti?” riferito alla 9enne e iniziata dalle 7enni. La 4enne, (PBF) ovviamente si accoda con vigore alla polemica con una serie sconclusianata di “acch’io vojo”.

Giunti in piscina, pagati i biglietti, il rito della svestizione che consiste nel rincorrere e tentare di appaiare i vestiti delle 4 damigelle, rassicurare che no, non li perdiamo, sì, li mettiamo nell’armadietto, no, nessuno ci ruba gli zainetti, ecc ecc.

Una volta dentro inizia il vero divertimento, dopo qualche minuto passato a giocare insieme iniziano le dinamiche del “lei non vuole giocare con me”, “io vado nell’altra vasca”, “io ho sete”, “mi si cappa la pipì” (la PBF) ecc ecc e io a correre tipo cane da pastore per tentare di tenere il gregge aggregato. Una terranova parevo.

Le due amichette sono molto meno disinvolte delle mie per cui ho dedicato loro un po’ di tempo per rassicurarle che in 70 cm di vasca dei piccoli si può entrare anche senza braccioli, immediata la gelosia delle mie due che “perché non giochi con noi”.

E intanto ammiravo le “altre mamme” comodamente sedute sulla loro sdraio che ogni tanto sollevano lo sguardo dalla loro rivista per vedere cosa fanno i loro creaturi.

Oh, poi non lo so eh, ma io mi sono anche divertita.

La sdraio e l’ombrellone li ho pagati per niente ma tanto non avevo nessuna rivista da leggere…

incompresa

questa mi è stata appena raccontata da C., una delle insegnanti della PBF

Ieri una bimba (L. 3 anni) si è messa in testa uno dei cappelli della scatola dei travestimenti e poi si guardava in giro con aria di attesa
C. le ha chiesto: “L. cosa stai facendo?” e lei è sbottata con aria delusa con un
“Uffa, sono qui con questo cappello in testa che aspetto che qualcuno mi dica che sono buffa e nessuno mi dice niente…”

duitiorself

Per produrre uno scudo da cavaliere per bambini dai 3 ai 6 anni sono necessari (e sufficienti)

comprare:
– un pezzo di compensato spesso 4mm grande circa 50×30
– 4 morsetti a cavalletto piccoli (pare si chiamino anche serrafuni o cavallotti, io non ho mica tanto capito…)
– 8 dadi ciechi (occhio che siano dello stesso diametro delle viti, pare una banalità ma a me é costato due giri in ferramenta)
– 50 cm di corda di materiale sintetico
– acrilico color argento
– acrilico rosso o altro colore per le decorazioni

fare
– usare powerpoint (o altro) per disegnare un rettangolo e un cerchio, disporli in modo che creino la forma di uno scudo (rettangolo in verticale in cima e cerchio in fondo)
– stampare la forma su un foglio A3
– costringere un volontario (tipicamente un nonno) a tagliare (e cartavetrare) il pezzo di compensato
-scaricarsi un bel disegno da mettere sullo scudo (magari scartabellando la categoria araldica su wikipedia)
– capire dove fare i buchi per inserire i morsetti tenendo presente che i passanti sono due: uno che tiene fermo l’avambraccio (per cui un cicinin più largo) e l’altro va impugnato (per cui può essere un cicinin più stretto) i buchi li abbiamo fatti con l’avvitatore elettrico (preso coi punti esselunga…)
– fermare le corde coi morsetti
– colorare e decorare il tutto

et voilà , uno scudo.

Per ora siamo alla fase buchi, prometto foto dell’opera completa…

un mestiere difficile

“Cosa hai fatto oggi di bello?”
“…ho fatto piangere un’amica…”

Pianto da sfogo, sì, probabilmente ne aveva bisogno ma comunque fa male vedere una persona a cui tieni molto piangere per la preoccupazione.
F. è un bimbo adorabile, ha regalato bellissime frasi a questo weblog e sapere che possa trovarsi in una situazione di disagio, anche se a lui probabilmente nemmeno chiara, mi dispiace molto.

La mamma di F. è una mamma in gamba, stressata come tutte le mamme (ma forse in questo momento anche un po’ di più, ma è comprensibile) e che si mette in discussione. Forse a volte troppo ma indubbiamente meglio troppo che mai. Anche se fa male, anche se porsi tante domande vuol dire continuare a cercare di guardarsi da “fuori”, e cercare di chiedersi se si sta sbagliando qualcosa e cosa si sta sbagliando.

E’ che è un mestiere maledettamente complicato, fare il genitore. Vorresti fare tutto bene, vorresti non sbagliare niente. Vorresti solo il meglio. E continui a scontrarti con l’imperfezione, del resto del mondo ma anche tua.

E’ che al momento non saprei cosa altro fare se non ascoltare e “far piangere”

ho già paura…

Domani ci saranno in casa 7 bambini di età compresa fra le due settimane e i sei anni.

Mi sembrava un’idea carina metterci tutti insieme (tranne l’infant) a fare i biscotti. L’ho proposto alle mamme.

Il lieve tono di compatimento e le assicurazioni che sono “una donna coraggiosa” da parte delle mamme uniti agli auguri fatti dal marito iniziano a farmi venire il panico…solo un po’.

Intanto abbiamo tonnellate di zucchero a velo per fare la glassa colorata. Non vorremo mica imbrattare la casa solo di farina no?

(cielo)

cibi esotici….

Siccome due non mi bastano oggi pomeriggio ho adottato anche F. (4 anni) figlio della mia amica D.
In macchina, come di consueto, dopo aver giocato a “legare i salami” sul sedile (cosa che all’INP e a F. fa sempre molto ridere) ho chiesto ai due bimbi informazioni sul pranzo a scuola…

Io: “Bimbi, cosa avete mangiato oggi?”
F: “Passato di camaleonte!”
Io: “…passato di camaleonte…?”
F: “Sì, aveva lo stesso colore della tovaglia…”

Che il papà biologo abbia spiegato il concetto di mimetismo…?

niente spade…

Siccome due non mi bastavano ieri pomeriggio ho adottato anche F. (4 anni) F. è figlio di un’amica e va molto d’accordo con l’INP, in macchina, di ritorno dal nido, parlottavano di cose loro.
Ad un tratto F. mi informa con aria sollecita che:

F: “Sai, d’estate siamo stati a Roma”
Io: “Sì, F., lo so, sei andato con la mamma e il papà …”
F: “Sì, e c’erano i romani veri
Io: “Ah sì…?”
F: “Sì, siamo andati anche al Colosseo…”
F: (con aria un po’ delusa) “Ma non combattevano con le spade…”
F: “Sì, perché i romani veri non combattono con le spade…”

Non è che si può fare qualcosa per non deludere i turisti di tre anni? 😀

State alla larga…

Al parco di mattina non c’è nessuno, e se pure c’è qualche altra solitaria e sparuta persona con bimbo in età compresa fra i sei mesi e i tre anni ho scoperto che è meglio stare alla larga.

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