Category: Cose di cucina (Page 1 of 4)

menzogne e Obelix

Ora di cena. Tra le altre cose: stinco di maiale. Dilemma. La PBF (che tanto famelica non è più) sicuramente lo snobberà.
Come fare a non farglielo snobbare?

Lampo di genio.

PBF: “Cosa c’è per cena?”
Mamma (genia): “Oggi c’è la cena di Obelix!”

PBF: “Il cinghiale? Davvero???”
Mamma (genia, bugiarda ma genia): “Sì, certo!”

L’ha mangiato tutto.
Ha avanzato il purè.

Prossimamente: cercansi modi per vendere il purè.

Lo strudel di mele della TG

Uno dei cavalli di battaglia della TG (Teutonica Genitrice) è lo strudel di mele. Quello fatto con la ricetta di qualche trisavola, non nominate nemmeno per sbaglio la pasta sfoglia.

L’impasto è una roba che deve essere tirata sottilissima, su un telo di cotone apposito, il minimo buchino si trasforma fulmineamente in una voragine che non si ricompone. Ho imparato le migliori parolacce tedesche guardando mia mamma che prepara lo strudel, prima che mi sbattesse fuori dalla cucina che, in quelle rare occasioni, diventava zona off-limits.

Rare perché lo fa davvero raramente. Fino a un po’ di tempo fa la scusa addotta è che “non si trova la panna acida” (il Sauerrahm tedesco). Ora la vendono in un supermercato del paesone per cui la scusa vacilla.

L’ha fatto un paio di settimane fa, all’INP è molto piaciuto, la PBF è ancora nella fase in cui non è in grado di distinguere le cose buone dalla chinderfettallatte.

Domenica la TG appare a casa nostra con una mezza torta di mele, un altro dei suoi cavalli di battaglia. L’INP l’assaggia e poi dichiara che “quella arrotolata però mi piaceva di più”. Non ho capito bene che faccia ha fatto mia mamma, il nostro commento è stato “Certo, ora ti tocca proprio…”

La scusa degli ingredienti è crollata, ora vedremo quale e quanta è la potenza della nipotina…

la “nostra” zucca

Lo scorso anno abbiamo preso i semi di una zucca della zia e li abbiamo fatti seccare (in realtà sono rimasti in giro in cucina finché si sono seccati da soli ma non sta bene dirlo), in primavera li abbiamo piantati (o meglio, ficcati in un vaso di terra), poi li abbiamo nuovamente trascurati per un po’, tanto la scorsa primavera ha piovuto spesso per cui si sono innaffiati da soli.

Sono cresciute le piantine che poi abbiamo riportato alla zia che le ha interrate nel mucchio della “spazzatura del giardino” vicino al ruscello. Sono cresciute, cresciute, cresciute. Sopravvissute (a fatica) ad una violenta grandinata e domenica abbiamo portato a casa metà di una delle nostre zucche.

Bene.

Peccato che né domenica né lunedì io abbia avuto tempo di tagliare la zucca. Di solito ne faccio un po’ a cubi da mettere nel passato di verdura e un po’ grattugiata da risotto.

Martedì ho portato l’INP in piscina e lasciato un biglietto al marito. “Per favore taglia e sbuccia la zucca”. Intendendo esattamente taglia a pezzi o fette e togli la buccia, al resto ci penso io.

Al mio ritorno ho trovato una scodella di cubettini di zucca. Urca. Fare la disappointed sarebbe stato davvero cafone e allora bisogna inventarsi qualcosa da fare con tutti ‘sti cubi.

In frigo c’era un porro, una creme fraiche scaduta (da poco) e dei rimasugli di parmigiano grattato.
Quiche di zucca?
Acchiappo un uovo, il burro, il vino, la confezione aperta con la farina e faccio una brisee al volo. Farina…farina…dov’è l’altra farina?
Uhm…
In negozio, ecco dov’è….
Grano saraceno?

Quiche di zucca e porri alla valtellinese 😛
(che è sempre meglio di “torta salata con avanzi e ritrovamenti casuali”)

L’arcano

dei biscotti di Natale si è svelato. Il penultimo giorno di scuola ho fatto un raid all’ik*ea e ho portato a scuola i biscotti alle spezie, quelli dentro la scatola di latta carina. Erano quelli i biscotti col sapore troppo forte, non i biscottini della festa natalizia…

Comunque, come promesso la ricetta dei Vanillekipferl.

Vanillekipferl (nella variante senza uova)
dose per circa 80 biscotti (io di solito faccio metà ricetta)

200 gr di burro a temperatura ambiente
70 gr di zucchero (bianco)
un paio di cucchiai di zucchero a velo con l’interno grattato di mezza stecca di vaniglia
280 gr di farina 00
100 gr di nocciole tritate

per rigirare i biscotti
4 cucchiai di zucchero a velo vanigliato
2 cucchiai di zucchero normale

Con lo sbattitore elettrico ridurre in crema lo zucchero, il burro e lo zucchero a velo con la vaniglia. Aggiungere nocciole e farina e impastare velocemente. Formare dei salsicciotti, avvolgerli nella pellicola e metterli in frigo per un paio d’ore.

Tagliare delle fettine di circa mezzo centimetro, formare delle palline col palmo della mano e poi farne dei salsiccini con gli estremi un po’ a punta, piegarli leggermente a formare un cornetto (kipferl è la versione austriaca della parola croissant…), in questa fase non c’è bisogno di infarinare nulla, se si lavora rapidamente l’impasto rimane compatto.

Metterli sulla teglia ricoperta di carta forno e infornare in forno caldo per circa 13/15 minuti a 180°

Appena estratti dal forno sono moooolto friabili, lasciar raffreddare un pochino e poi rigirarli delicatamente nel miscuglio dei due zuccheri.

ovis molis (ovvero abracadabra…)

L’impasto di questi biscotti l’avevo preparato una mattina, l’INP era a casa con la tosse, annoiata e gnagnerosa. Nel primissimo pomeriggio ci siamo messe a fare i biscottini, ovvero a fare le palline, premere dentro un ditino e poi criticare la mamma che martoriava biscotti e sac à poche per mettere la confettura “Non sei mica tanto capace di usare quel coso lì…”. Noia e gnagnera passate.

La sera li abbiamo mangiati tutti insieme con la PBF che ha puntualizzato non so quante volte che “questi sono i biscotti che non ho fatto io”. Toccherà rifarli, insomma.

100 grammi di farina
100 grammi di burro morbido
50 grammi di fecola di patate
50 grammi di zucchero a velo
3 tuorli sodi
la scorza grattugiata di mezza arancia
confettura (a noi piace di lamponi)
l’immancabile pizzico di sale

Impastare il burro con la farina, aggiungere la fecola, lo zucchero, i tuorli setacciati, il sale e la scorza di arancia e impastare velocemente.
Mettere la palla di impasto in frigo per un’ora.

Lavorare di nuovo l’impasto per ammorbidirlo appena, dividerlo in palline grandi circa come una noce, metterle sulla teglia (con la carta forno), premere (o far premere dai bimbi) un buchino col dito, premere con decisione perché nella cottura l’impasto sale un pochino.

Mettere in forno caldo (180°) per circa 15 minuti, sfornare, lasciar raffreddare, nel frattempo scaldare la confettura con due cucchiai di acqua per farla diventare fluida. Metterla nel sac à poche e metterne un pochino nei buchetti dei biscotti. Lasciar raffreddare (ma anche no…).

In rete è inutile qualunque ricerca sull’origine del nome, l’impasto invece è molto simile a quello delle margherite di stresa con la variante della scorza di arancia che esalta il colore giallino del tuorlo (soprattutto se usate tuorli di galline vere e non di galline tristi di allevamento)…

the latest pippon

Nella vita c’è bisogno di avere sempre nuovi pipponi altrimenti ci si accascia…

L’ultimo pippone è che voglio assolutissimamente comprarmi un’impastatrice. La planetaria per intenderci.

Sono giorni che sto facendo studi e analisi, leggendo forum, giudizi, commenti, facendo confronti fra caratteristiche per capire quale marca e quale modello procurarmi. Anche il dove ha la sua rilevanza visto che mediamente i siti stranieri hanno dei costi, pur considerando le spese di spedizione, molto più bassi.

A monte dovrei capire se voglio solo un’impastatrice o se voglio lasciarmi affascinare dalla moltitudine di accessori addizionali dei modelli più prestigiosi (e cari).

patate sciatò

La prima cosa che si impara in un corso di cucina è tirarsela un po’.

Vuoi mettere quanto fa figo dire che si prepara la verdura a brunoise? Molto più figo che dire “tagliata a cubetti fini”.

Stasera qui si sono preparate (e propinate alle figlie) le patate Château che detto fra di noi sono delle normali patate al forno ma con il packaging francese acquistano quel non so che di esotico sufficiente per incuriosire le due befanette. Sapere che “le ho imparate al corso” aggiunge un tocco di novità, insomma, le due befanette, che hanno sempre snobbato le patate al forno, ora mangiano con aria da vere gourmand le patate “che la mamma ha imparato al corso”. Sono trucchi laidi, lo so…

Prendere le patate e immergerle, una volta pelate, in una scodella con acqua fredda. Sciacquarle, lasciarle nella scodella riempiendola nuovamente con acqua fredda. Tagliarle a cubetti larghi circa 2 cm e immergere i cubetti nell’acqua fredda.

Sbianchire le patate (id est: metterle in una pentola con abbondante acqua fredda e salata e portarle a ebollizione). Appena bollono scolare, lasciar evaporare e mettere in una teglia unta con un po’ d’olio, rigirarle un pochino, aggiungere un paio (a gusto) di spicchi d’aglio in camicia schiacciati, qualche rametto di rosmarino (a noi non piace ma si può anche tritare) e mettere in forno già caldo (200°) per circa 20/25′. Una volta sfornate salare a piacere.

Si noterà, (notatelo, vi prego) che le patate non si disfano e restano belle “in forma”. Il segreto pare sia il sale nell’acqua di sbianchitura.
(Vuoi mettere quanto fa figo dire sbianchire rispetto a “portare a ebollizione”?)

prese il pane e se lo mangiò…

What we think, or what we know, or what we believe is, in the end, of little consequence. The only consequence is what we do.John Ruskin.

Appunto, staremo a vedere. Pochi giorni fa ho scoperto che entrambe le insegnanti dell’INP sono molto vicine all’entità che qui non si vuole nominare ma che inizia con comunione e finisce con “ma magari”, insomma siamo circondati. Portando come offerta sull’altare del neutral point of view fiori di cactus e rose (con crittogame) attendo, attendo per esempio la puntata sull’evoluzionismo. In terza?

Fino ad allora cucino che è meglio, rilassa.

Mesi fa dalla parrucchiera ho trovato una ricetta per i Parker House Rolls. Il perché e il percome del nome ve li cercate in rete, non è difficile…

Una ricetta alternativa e probabilmente più autentica si trova sul “Boston Cooking-School Cook Book” di Fannie Farmer, la sua ricetta la trovate qui. Tutto il libro è “public domain” per cui scaricatevi tutte le ricette che vi interessano senza perplessità.

La nostra ricetta è:

Parker House Rolls:

  • 560 gr di farina
  • 250 ml di latte
  • 2 uova
  • 2 1/2 cucchiaini di lievito secco
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 60 gr di burro
  • altro burro fuso per spennellare i panini
  • sale

Scaldare 150 ml di latte, aggiungere lo zucchero e  i 60 grammi di burro, lasciar sciogliere mescolando, spegnere il fuoco e lasciar intiepidire. Unire le uova sbattute mescolando con la frusta.

Nei rimanenti 100 ml di latte lasciar sciogliere il lievito secco (tanto non si scioglie).

Setacciare la farina, mescolare due cucchiaini di sale, fare la pozza e versare progressivamente il latte col lievito e il composto con le uova. Impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo, trasferirlo in una scodella imburrata e lasciarlo lievitare coperto per un’ora e mezza.

Sgonfiarlo, stenderlo in un quadrato di circa 40 cm di lato (io lo faccio più grosso), tagliare a strisce di circa 5 cm di larghezza e a rettangoli di circa 10 cm di lunghezza (io li faccio un po’ più lunghi). Spennellare con del burro fuso la metà dei rettangoli e ripiegarli a metà lasciando un po’ di vuoto nel mezzo, sistemarli un po’ sovrapposti sulla teglia coperta di carta forno. Coprirli, lasciarli lievitare ancora un po’, spennellare di burro fuso e infornare a 220° per circa 20′.

A colazione con la marmellata di lamponi. Per raccogliere le forze contro l’assedio…

La foto è quella del tentativo numero uno, quello in cui mi ero scordata di spennellare i panini col burro prima di infornarli.

Aromatiche

Uno dei trucchetti più interessanti imparati alla prima lezione del corso di cucina è stato “come si conservano le aromatiche fresche”. Un sacco di volte mi è capitato di comprare erbe aromatiche al supermercato e poi vederle seccare miseramente nel frigorifero nella loro vaschetta di plastica. Persino il prezioso finocchietto selvatico che qui, nel raggio di 10km, si trova in un solo posto.

Per far rimanere fresche le erbe aromatiche è sufficiente avvolgere i gambi e le estremità nella carta scot*ex inumidita e metterle in un contenitore ermetico avendo cura di controllare periodicamente che la carta sia ancora umida (e inumidendola nel caso).

Garantisco che timo e maggiorana rimangono belli per una settimana, nei prossimi giorni vedremo se rimangono belli per più tempo…

Varie culinarie

Il corso di cucina organizzato al paesone si sta rivelando interessante.

Sì, mi sono iscritta ad un corso di cucina, corso base perché sento dentro di me che mi mancano le basi teoriche, tipo come si tiene in mano un coltello e come lo si usa senza finire al pronto soccorso. Ieri sera c’è stata la prima lezione, dodici persone equamente distribuite fra i due sessi e tutte più o meno intorno alla mia età tranne due fanciulline molto giovini. Ieri la lezione verteva sui tagli e le verdure. Tagli delle verdure, non delle dita, tanto per variare, anche se a dire il vero un ferito l’abbiamo avuto, una delle due fanciulline giovini si è affettata un dito insieme alla zucchina.

Oggi presa dall’entusiasmo sono andata a comprarmi una padella di alluminio professionale. Troppo entusiasmo perché l’ho presa palesemente troppo grande, almeno per il fornello domestico.

Potrei offrirmi di far saltare zucchine per tutto il condominio, prezzi modici e risultati non garantiti, potrebbe essere un’idea…

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