Category: Posti vicini e lontani (Page 2 of 3)

Laghi

Orta San Giulio.jpg

L’ho mai detto che secondo me il Lago d’Orta è uno dei posti più belli del mondo?
Con tutto il rispetto per altri laghi (che qui altrimenti mi sfrattano…)

luccichio

Ecco sono tre giorni che mi dico in continuazione che non devo scrivere di certe cose…

E quindi no, non parlerò delle piste ciclabili, no no e ancora no. Dei chilometri di piste ciclabili, belle, ben tenute, larghe e che ti portano ovunque.
Non parlerò dei treni con il vagone dedicato in parte alle biciclette, dei treni su cui si sale agevolmente col passeggino.
Non parlerò dei tram che per salire non c’è nemmeno mezzo millimetro di gradino.
Non parlerò della “Gaestekarte” con la quale si viagga gratis su treni/tram ecc.
Non parlerò dei parcheggi per le auto con carrozzine a bordo, non le sedie a rotelle, quelle sono scontate, no, proprio carrozzine e passeggini. Più larghi perché prova un po’ tu a caricare un cucciolo nel seggiolino quando un pistola parcheggia la sua macchina (da pistola) a 15 centimetri dalla tua (il pistola che lo ha fatto ieri all’ipercoop si chiederà da dove arrivano i segni sulla sua portiera…?)
Non parlerò di ristoranti con seggiolone, nemmeno di ristoranti con parco giochi, nemmeno dei ristoranti dove per ogni adulto il pasto per il bimbo è gratis, no, non parlerò di queste cose.
E nemmeno vi farò vedere il parcheggio per le bici della stazione di Friburgo, con tutte le bici appese, al coperto. No, arrangiatevi, non lo vedrete qui. View image

Perché non tutto quello che luccica è oro, però porcaloca, sarebbe ora di cominciare a luccicare, poi si fa sempre in tempo a disquisire di metalli.

uichend lungo – fermoimmagine

Colline, tante, gialle, grano, girasoli e ulivi ulivi ulivi.
Mamma smemorata, negozi che chiudono quando non devono e estranei che regalano verdure.
Non-estranei che regalano matite e ranocchie. 36 batte 18.
INP che mangia una pizza intera, mamma e papà sorpresi e contenti.
Pessi senza nome che ora hanno un nome.
Alba in controluce, niente foto al panorama spettacolare.
Lago blu, sabbia nera. Sabbia nera e piedini bianchi che scappano da onde fredde.
Mamma che affitta l’ebbrezza dell'”adminship ad una mano sola”…:-)
Notaio simpatico (con tende pulite, ho controllato). Tante persone con nomi strani ma anche nomi veri. Con professioni vere ma anche no. Tutti un po’ strani i wikipediani…
PBF che assiste a LAN party notturni ma non lo sa. Da dadda.
Cane grosso, curioso ma ubbidiente che lecca piccoli piedini. PBF curiosa e perplessa.
Riunione fiume, gente che viene, gente che va. “A Valentano non si è mai perso nessuno”, solo vagato a vuoto per un po’…
INP che mangia chili di “salame rosso”, raccoglie decine di pinoli e afferma perentoria che: “I pinoli si mangiano con le fragole”.
Lei e l’INP che disegnano concentrate e impegnate fiori, giraffe, case e omini.
Padrone di casa virtuale adorabile, in RL anche di più.

Bel uichend 🙂

Nostalgia di sardegna

Ciacolando via messenger con lui è saltato fuori che abbiamo trascorso parte delle vacanze estive della nostra infanzia nella stessa località romagnola.
Dopo le mie lamentazioni sullo scampanio della località orobica Encli mi consiglia, per il prossimo anno, di venire dalle sue parti risvegliando ricordi lontani di vacanze di coppia e nostalgia di Sardegna.

Anno…boh, prima delle figlie in ogni caso.
Mese di luglio
Due settimane di vacanza.
Siccome nessuno dei due ama la vacanza “stanziale” decidiamo di spezzare e trascorrere una settimana in un luogo e una in un altro, comune denominatore: la Sardegna.
Prima settimana trascorsa a Orosei, più del magnifico golfo, più delle spiagge pochissimo affollate, più dell’acqua magnificamente trasparente ci hanno affascinato le gite nell’entroterra.
Nuoro è abbastanza caotica da girare in macchina ma ha un museo entografico che è un vero gioiellino e che abbiamo girato con calma e in solitaria.
Orgosolo era esattamente come me la descriveva mio papà che l’ha girata quando la Sardegna non era ancora di moda.
Con tanto di buchi di proiettili nel cartello d’ingresso. Da allora si sono aggiunti i murales e le persone sono meno schive di quanto raccontava papà, pare che ai tempi fosse sufficiente estrarre la macchina fotografica per creare il vuoto intorno.
Abbiamo assaggiato prodotti locali in un negozietto nel quale si sono fatti in tre per procurarci un tavolo e due sedie, gentilissimi, davvero.
Dietro Orgosolo c’è un’altra meraviglia, chilometri e chilometri di foreste di lecci, con maiali selvatici che girano in libertà. Un ambiente bellissimo e ovviamente deserto.
Vicino a Oliena c’è una magnifica sorgente; Su Gologone che ha dato il nome al ristorante (e non il contrario…). Lo spettacolo è grandioso, una sorgente enorme, freddissima ma soprattutto profonda in modo inquietante. C’erano dei turisti tedeschi che ovviamente hanno dovuto farci il bagno sotto lo sguardo disgustato di alcuni contadini “locali” venuti lì a respirare un po’ d’aria fresca. Sono loro che ci hanno raccontato degli annegati mai più ritorvati e della profondità mai del tutto esplorata della sorgente.
(Su questa mania tedesca di doversi immergere in qualunque pozza d’acqua ci sarebbe da scrivere…)
Inoltrandosi nel Supramonte si scoprono altre chicche, la piana di Lanaitto, stupenda coi muretti a secco, le rocce del Supramonte tutte intorno e i gorgogli delle varie grotte.
Il Supramonte è terreno carsico, pieno di sorgenti e fiumi sotterranei. Davvero una Sardegna lontana dal glamour delle località in.
Il monte Tiscali è difficile da conquistare, i sentieri sono tutt’altro che ben segnati, difficili e a tratti pure pericolosetti però una volta arrivati in questa fantastica “scodella” non si può che restare stregati dal posto.
Peccato per il villaggio nuragico completamente saccheggiato da anni di incuria ma da un punto di vista ambientale il monte è magico.
A Dorgali abbiamo mangiato il porceddu facendoci pure bonariamente sgridare dal cameriere perchè scartavamo la pelle. L’abbiamo mangiata ed è buonissimissimo. Io non bevo vino ma il marito è diventato un tifoso dei vini sardi.
Non abbiamo avuto modo di addentrarci nelle Gole di Su Gorropu, non bastava il tempo e luglio non è il mese ideale per fare trekking, troppo caldo. Neppure la camminata fino a cala Luna abbiamo fatto, troppo troppo caldo.
Però abbiamo visto altre spiagge bellissime e poco affollate, in parte perchè non era ancora alta stagione e in parte perchè lontane dai soliti luoghi “famosi”.

La seconda settimana siamo andati sull’isola di San Pietro. Altro posto bellissimo. Poche spiagge ma molto belle, dei fondali stupendi e un’oasi faunistica con i falchi. Sono riuscita, nonostante la resistenza del marito a fare qualche immersione con loro. (scusate la pubblicità ma meritano…).
Carloforte è un posto davvero particolare, il marito (ligure) l’ha definito un pezzetto di liguria col mare sardo e le persone gentili. E una cucina tradizionale divina.
Ma questo è un altro post.

Vabè, tutto ciò per dire? Non lo so, però la nostra Sardegna è questa, niente località alla moda, niente discoteche, niente caos, tanta natura, tante chiacchiere con la gente (mica vero che i sardi sono chiusi…), a nanna presto e tanto camminare e pedalare. Tutto qui.

Delirio din don dan

La località di villeggiatura è un tranquillo paesetto sulle prealpi Orobiche nel quale chiunque disponga di un locale, appartamento, casina o abitazione di qualunque tipo che sia almeno entro i limiti della decenza l’affitta nei mesi di luglio e agosto ai villeggianti “pianurai” in fuga dall’afa padana.
La PBF visto l’esiguo spazio che occupa pensava di subaffittare parte della carrozzina. L’abbiamo dissuasa.
Il risultato dell’invasione dei villeggianti è un triplicamento (o forse più) della popolazione presente nel paesetto.
Il paesetto è a quota 850, non è montagna e non è nemmeno più collina, prealpe appunto.
Non ha il fascino architettonico un po’ kitsch dei paesetti altoatesini e trentini, non è località sciistica per cui non ha locali nè negozi “fashion”.
Una farmacia, un paio di pastriccerie, due supermercatini, alcuni panettieri che fanno tutti , indistintamente un pane immangiabile e una serie di negozi di abbigliamento e altra attrezzatura perfettamente tarati sul target medio dei villeggianti. Tutti under 8, over 65 e qualche sporadica mamma in maternità con neonato al seguito.
Il paesetto non ha attrattive particolari da un punto di vista artistico ma ha una bella biblioteca e una chiesa con annesso un campanile con annesse molte campane e un campanaro entusiasta.
E’ senza dubbio affscinante e pittoresco sentire le campane che suonano in lontananza dall’altra parte della vallata e a tutte le ore del giorno in modo assolutamente scriteriato.
Noi non siamo dall’altra parte della vallata.
Noi siamo a 100 metri in linea d’aria da questo delirio pseudo-musicale del parroco locale.
Lo odio.

Posti belli

villa durazzo.JPGDomenica ci hanno raggiunto al mare degli amici, sono arrivati in tarda mattinata e al posto di fare il solito giro sul lungomare il marito ci ha portati a Villa Durazzo.
Il marito ha vissuto per i primi trent’anni della sua vita “in loco” e ora non si sente più “indigeno” ma nemmeno riesce a vedersi nel ruolo del turista milanese che viene a fare il week-end al mare occupando tutti i parcheggi possibili e rendendo il posto caro e invivibile.
Beninteso, non è che tutti i locali la pensino così, è solo che se abiti in un luogo turistico ma non vivi di turismo effettivamente puoi essere infastidito dai disagi dell’invasione di gente.
Torniamo a noi…
Per arrivare a Villa Durazzo c’è una scalinata molto bella ma impraticabile con passeggino oppure un vialetto lastricato e un po’ sconnesso chiuso sui due lati da muretti e con zaffate di profumi di gelsomino che ti arrivano da “oltre i muretti”.
Il parco è molto molto bello, alberi secolari, palme, siepi curate, vialetti e panchine all’ombra e immerse nel silenzio. Il panorama è mozzafiato, si vede gran parte del golfo del Tigullio, ieri poi era una giornata molto tersa per cui la vista era davvero splendida.
Entrati nel parco dalla porticina al lato della chiesa ci sono alcuni ombrelloni, c’è un piccolo Coffee House.
Visione idilliaca, delle persone che leggevano il giornale o un libro sedute ai tavolini e facevano colazione oppure bevevano l’aperitivo…
Da un lato li ho molto invidiati, mi sarei messa volentieri al loro posto, peccato che l’aria di mare abbia reso l’INP ancora più vispa del solito. Inimmaginabile.
Dall’altro lato mi sono sembrati così saggi ad allontanarsi dal trambusto e dal traffico del lungomare, dai bar “in” o presunti tali.
Molto bello.

gechi

Anch’io ho la mia piccola storia di gechi…mi è tornata in mente leggendo questo post di Lia nel quale descrive i suoi nuovi coinquilini.

Nel lontano ottobre 1995 partimmo per il viaggio di nozze, Maldive.

Siccome siamo sposati ma siamo pure un sacco diversi, il marito passò le 10 ore in aereo a leggiucchiare, guardarsi intorno, osservare i vicini e soprattutto dormire. Io invece, che sono una coll’approccio “teorico” pssai gran parte del viaggio a studiare in modo accurato la guida turistica dell’arcipelago nella quale raccontano un pochino di tutto, storia, geografia, economia, flora e soprattutto fauna…

Read More

Weihnachtsmarkt

Flammekuchen





Impasto:

500 grammi di farina

250 ml. latte caldo

80-100 Grammi margarina a temperatura ambiente

1 Pacchettino di lievito

1 cucchiaino di sale

1/2 cucchiaino zucchero



Copertura:

1/2 Litro “Schmand” che secondo me si può ottenere mischiando creme fraiche e yoghurt naturale

100-125 Grammi Speck tagliato a striscine piccole

1 grosse cipolle tagliate a fettine fini

1 spicchio d’aglio schiacciato

un po’ di formaggio duro grattuggiato (Gouda. Edamer o simili)



Far sciogliere la margarina nel latte e impastare tutti gli ingredienti dell’impasto. Lasciare l’impasto
per due ore coperto a temperatura ambiente.

Regolare il forno a temperatura molto alta.

Stendere l’impasto su una teglia unta, deve essere molto fine, eventualmente usare due teglie.
Mettere sopra le cipolle e lo speck. Schiacciare l’aglio dentro la mistura di yogurt e versarla
sopra l’impasto, mettere sopra il formaggio grattuggiato.

Mettere nel forno caldo e lasciarlo 10 minuti, fino a quando l’impasto è dorato e croccante



E’ una specialità alsaziana però ne parlano sulle cronache del mercatino di Natale di Friburgo e allora mi
è venuta tanta voglia…come pure delle banane e delle mele coperte di cioccolato fondente mangiate
come se fossero degli spiedini.

Mi sembra di sentire in lontananza i profumi e i rumori del mercatino di Natale, abeti, candele, dolci, vin brulè, neve che cade, naso freddo
mani nei guanti e nelle mani più grandi, buio che arriva, folla che cammina, guarda, curiosa, l’intagliatore del legno e quello che
taglia le pietre, freddo freddo freddo, di corsa in un locale a bere una tazza di the.

cosa si scopre….

karte2.jpgGuarda cosa si viene a scoprire con un semplice scambio di battute con il tricicilista tripapà Roberto ho scoperto l’esistenza della Strada delle Fiabe (Deutsche Maerchenstrasse per il germanisti).

Però pensandoci bene a me le fiabe non sono mai piaciute un granché, la GG (genitrice germanica) tentava di leggermi i fratelli Grimm ma ogni volta rimediava dei gran incubi notturni o dei pianti disperati, per cui è passata alle più tranquille storie di gnomi e folletti e animaletti del bosco ecc.

Io delle strade germaniche (ne esistono una raffica) conosco quella degli orologi a cucù… che passa vicina vicina ai luoghi natii e in mezzo ai boschi, laghi cascatelle, piste ciclabili ecc. ecc.

Campane e mirtilli


Questa è la torre campanaria di una città che adoro, l’unica città tedesca nella quale mi trasferirei a occhi chiusi, subito, adesso.

La torre è stupenda, gotica, è stata definita “il più bel campanile del mondo”, ha delle proporzioni perfette si slancia verso l’alto con eleganza, con maestosa indifferenza.
Durante la guerra intorno ad essa la città fu rasa al suolo. Lo stanno ancora ristrutturando sono 30 anni che lavorano.

Tutte le volte che ci vado ho questo bisogno di salire in cima, di fare i 370 e passa gradini consunti fino in cima, vedere la 18 campane, stare attenta a non essere vicino alle campane allo scoccare dell’ora (ti assordano), toccare l’arenaria rossa, le incisioni lasciate dai vandali già duecento anni fa, i corrimani lisciati dall’utilizzo, l’odore antico della biglietteria, i meccanismi dell’orologio, guardare giù e vedere tutti gli ombrelloni colorati del mercato sottostante.

C’è ancora il mercato come nel medioevo, sul portale della torre si vedono ancora le incisioni delle dimensioni che dovevano avere i pani, ora vicino all’entrata della cattedrale c’è il mercato dei turisti, bancherelle lussuose e frutta esotica, sul retro c’è il mercato dei contadini, verdura e frutta del posto, uova, fiori, banchetti dei wuerstel.
Mangiare il wuerstel al mercato è una di quelle cose che facciamo sempre, ogni volta che andiamo, è uno dei riti intoccabili. Come comprare i lamponi o i mirtilli dal contadino e mangiarli per strada.

Page 2 of 3

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén