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Piccoli cantieri crescono

Il giorno di avvio dei lavori di ristrutturazione, addì 14 gennaio dell’annodelsignore 2013, marito e io ci presentiamo presso l’aspirante cantiere e… ci ritroviamo soli soletti.

Sguardi perplessi, risatine imbarazzate, battutine scontate.

Telefonata.

Il titolare della società di costruzione ha l’influenza. Tutto rimandato. Al giorno dopo.

Il giorno due dell’avvio (presunto) dei lavori nevica. Ciononostante si riesce almeno a delimitare l’area di cantiere. Ad imperitura memoria si allega prova fotografica.

Come dire…un inizio scoppiettante…

Eh ma allora?

Allora? Questo blog non lo aggiorni più?

Uhm…non è del tutto vero. Periodicamente faccio tutti gli aggiornamenti del software, plugin, wordpress, themes. Tutto all’ultima versione…

Dovevi raccontarci della ristrutturazione e invece non ci dici niente…

Vero. Posso dire che è cominciata e anche in modo piuttosto buffo. No dai, domani scrivo qualcosa. Prometto…

E la casa tempoanea? Non dici nulla nemmeno della casa temporanea???

Eh, per dire qualcosa dovrei scongelarmi. La casa temporanea è coibentata più o meno come un container di latta e ci sta costando un patrimonio di gpl (sì, qui scaldiamo col gpl). L’aspetto positivo è che per la ristrutturazione ci stiamo facendo una cultura sulla coibentazione, i coefficienti termici, i ponti termici, i materiali e gli impianti di riscaldamento in genere. Che tutto ‘sto freddo non lo vogliamo più avere.

E poi? Basta? Altre novità?

Uhm…dunque, fammi pensare…le figlie tutto bene. Il marito tutto bene…Ah sì, l’abbiamo già detto che la famiglia si allarga? Che tra un po’ saremo in cinque? Ah non l’avevo detto?

Cinque??? Mai sei incinta??? Ma-sei-matta??? Alla tua età??? Ma voluto o capitato???

Ma nooooo. Ma cosa hai capito??? (Ma poi che domande sono???) Ai primi di marzo arriva una nuova inquilina. A quattrozampe. Devo ancora inventare un acronimo idoneo, così per ora si chiama la mini-cana (per poco, che poi diventerà una maxi-cana).

Piccoli cittadini schedati

Un venerdì di un paio di settimane fa dallo scuolabus scende una PBF in lacrime. Lacrimoni. Aiutata dall’autista dello scuolabus piuttosto fuori di sè.

Piano piano scopro l’arcano, c’è stato uno scambio di opinioni violento fra lei ed un altro bambino più grande che ha reagito usando le mani.

E’ pur vero che chi usa le mani ha torto a prescindere ma, considerando che anche la PBF proprio un angioletto non è e considerando che alla fine nessuno si è fatto male, la cosa è perfettamente collocabile nella normale dialettica fra bambini.

Chiarito l’episodio, chieste le scuse, presi gli impegni per il futuro sanciti da una solenne stretta di mano e con i rispettivi genitori come testimoni l’incidente si è chiuso (e ora i rapporti sono anche buoni).

Ciononostante il lunedì successivo ho accompagnato la PBF a scuola in macchina. Parcheggio il veicolo, ci avviciniamo alla scuola e l’agente della polizia locale che regola il traffico davanti a scuola mi saluta cordialmente: “Ah, ha preferito accompagnarla lei a scuola oggi…”

Oddio, pochi mesi che abbiamo la residenza e già ci facciamo conoscere…

Io (un po’ sorpresa): “Eh, sì. Oggi facciamo così ma da domani si riprende lo scuolabus, abbiamo avuto una piccola lite ma ora è tutto chiarito…”

“Eh, sì, ho saputo che c’è stato qualche contrasto, me l’ha detto il sindaco”

IL SINDACO???

E lì ho mugolato qualche frase di circostanza rassicurando che tutto si è chiarito per il meglio ecc ecc, nel frattempo valutavo seriamente se sollevare lo strato di asfalto e sotterrarmici sotto.

Il marito invece era entusiasta, dice che trova tutto ciò molto rassicurante…

Vide dei verbi volare…

Stasera, in macchina (as usual) l’INP mi raccontava del “mito” che sta scrivendo insieme ad un compagno di classe come compito di italiano.

INP “…e poi Poseidone vedette…”
si ferma e
INP: “Oh, miracolo, l’ho detto giusto, di solito sbaglio…”
M: “Cosa hai detto giusto…?”
INP: “Vedette! Di solito dico vedò

M: “Vedò???”
INP: “Che è sbagliato, vero?”

M: “Ma vide fa così schifo?”
INP: “Vide???”
M: “Eggià…no, ma continua pure a raccontare…”

Notizie dai margini del bosco.

1. Al contrario dello scorso anno, quando il cinipede galligeno ha fatto strage di castagni, quest’anno le castagne ci sono, non moltissime ma buone. Non si è ancora capito se i lanci di Torymus sinensis qui in zona sono una leggenda metropolitana o se sono accaduti davvero o se il cinipede si è arrostito col caldo estivo (dopo essersi congelato in febbraio). Whatever, quest’anno ci sono le caldarroste.

2. Il tormentone dell’estate “Vabbé, tanto questa cucina deve durare solo un anno” si è trasformato in “Oddio, speriamo che ce la faccia a durare un anno”. Il piano di lavoro soffre l’acqua, in corrispondenza del lavello non è sigillato e da “piano” sta diventando un paesaggio collinare. Uno sfacelo.

3. Andare a scuola con lo scuolabus, a detta delle figlie, è una figata. Sempre che lo scuolabus non si scordi i pezzi a scuola, per ora siamo pari, ad entambe le figlie, per motivi diversi, è capitato di non riuscire a salire sullo scuolabus al ritorno. 1-1 e palla al centro.

4. Il grembiulino. Qui a scuola usa il grembiulino. Io ho sentimenti molto contrastanti e sono ancora in elaborazione di un’opinione definitiva. Presumibilmente non arriverà mai. Per ora ne abbiamo distrutto uno dopo 5 giorni di scuola. Non sarebbe nemmeno tanto grave se non fosse che questi aggeggi sono in vendita a tonnellate prima dell’inizio della scuola, dopodiché spariscono. Introvabili, inghiottiti nel nulla. Ora ne abbiamo uno e speriamo che duri fino a fine anno. (HAHAHAHA)

5. Il diario. Qui lo passa la scuola, me l’avessero detto prima avrei evitato di 1. spendere soldi per i due diari 2. perdere tempo per assistere la difficile e sofferta scelta del diaro da parte della figlia grande. Viva la preadolescenza, non vedo l’ora di vedere il resto. (HAHAHAHA [2])

6. A parte aver acceso il riscaldamento il 23 settembre (per spegnerlo pochi giorni dopo) il meteo ci sta regalando giornate stupende, una dopo l’altra. Passeggiamo nei boschi, camminiamo su e giù per  colline, ci stupiamo di panorami e ci godiamo i ritmi locali.

Insomma, stiamo bene.

Circolare famigliare 0001/2012

DA: QUARTGENFAMIGLIA - COMANDO SUPPORTO LOGISTICO
A: TUTTI I MEMBRI DEL NUCLEO FAMIGLIARE

CIRCOLARE FAMIGLIARE N. 0001/2012

SI COMUNICA CHE LE OPERAZIONI DI STIRATURA HANNO LUOGO 
ESCLUSIVAMENTE NEI GIORNI FESTIVI E PREFESTIVI.

QUALSIASI RICHIESTA DI ABBIGLIAMENTO DIVERSO DA QUELLO 
REGOLARMENTE PRESENTE NEGLI APPOSITI ARMADI 
NON POTRÀ ESSERE EVASA NELLE GIORNATE FERIALI.

PREGASI EVITARE INSISTENZE.

FIRMATO

CINCSUL
COMANDANTE IN CAPO SUPPORTO LOGISTICO

robe di verbi

INP che racconta di una sua compagna di classe: “…e poi ha detto che se lo sapeva, andava anche lei”
M (grammarnazi): “Se l’avesse saputo sarebbe andata anche lei”
INP (con sguardo perplesso): “….non ho mica capito quello che hai detto, sai?”
M: “ho detto esattamente quello che avresti voluto dire tu, solo che l’ho detto in italiano”

INP: “…non sono per niente convinta, hai usato un sacco di verbi di troppo, tu!”

poco dopo

INP (guardandomi con aria truce): “…e comunque, io non vorrei mai dover fare l’analisi grammaticale di quelle cose lì che dici tu…”

 

 

Alpe Veglia

La prima volta che andammo all’Alpe Veglia, e bisogna proprio usare il passato remoto, fu nel lontano 1995. L’estate prima che ci sposassimo. Partimmo un torrido lunedì di luglio da Milano con i nostri zaini in spalla, andammo in treno fino a Varzo e da lì, in autostop fino a San Domenico.

Il passaggio ce lo diede una coppia, più o meno della nostra età, parlando saltò fuori che lei era stata l’anestesista nell’operazione al ginocchio del marito di due anni prima. Sì lo so, coincidenze incredibili.

Da San Domenico ad arrivare fino all’Alpe Veglia è decisamente una bella scarpinata, saranno due ore, forse un po’ di più. Con addosso lo zaino con dentro ricambi e cibarie per cinque giorni e sotto il sole decisamente una faticata, tanto che arrivammo in cima e pensammo di avere le visioni.

Visione.

Dopo l’ultimo pezzo di salita ti si spalanca davanti questo paesaggio meraviglioso, una vallata pianeggiante, circondata da cime altissime e in parte imbiancate, il ruscelletto che scorre in mezzo, gruppi di conifere sparsi qui e là, qualche placida mucca al pascolo. Un senso di pace e di quiete incredibili.

Sembra uno scenario uscito da qualche bellissimo film. Un sogno.

Poi nei giorni successivi ci furono altri panorami bellissimi e altri luoghi magici ma quell’immagine ci rimase impressa, stampata nella memoria. Ad entrambi.

Lo scorso anno provammo a risalire con degli amici, a metà strada però ci siamo arresi, faceva molto caldo, bimbi troppo piccoli, partenza dal posto sbagliato e quindi strada troppo lunga, insomma, non ci arrivammo.

Quest’anno ci abbiamo riprovato, siamo partiti dal punto giusto (il parcheggio più vicino), siamo saliti piano piano, con pause ad ogni ruscelletto, abbiamo incoraggiato in ogni modo la PBF, siamo arrivati, ci siamo fermati in rifugio, abbiamo mangiato, abbiamo giocato con l’acqua, abbiamo scoperto una bellissima cascata, abbiamo fatto foto di insetti, e poi siamo ridiscesi con grande fatica perché, giustamente, gli scarponi da montagna sono rimasti nella casa in pianura (logico no?) però abbiamo ritrovato esattamente l’immagine che ci era rimasta impressa.

Primo giorno.

Primo giorno di scuola media secondaria di primo grado per l’INP.

L’INP la scorsa settimana è andata per tre giorni al mare insieme a molti dei bambini che iniziano la scuola media, un soggiorno organizzato dall’istituto comprensivo (detto: la scuola nuova) in cui hanno fatto attività di socializzazione guidata da un gruppo di educatori. E’ tornata motivatissima e molto tranquilla per questo nuovo inizio. Un’esperienza per noi molto positiva.

Oggi raduno in cortile, brevi note tecniche su campanelle, diari, dove andare e cosa fare, auguri di buon inizio e poi via a 10 giorni di attività ludiche-educative guidate da educatori esterni alla scuola e coordinate dagli insegnanti. Al termine di tutto ciò, che serve all’osservazione delle varie dinamiche, verranno formate le classi, si spera a quel punto più equilibrate possibile.

Lei mi pare molto contenta.

Primo giorno nella nuova scuola anche per la PBF.

Scuola piccola, se paragonata con quella frequentata finora, una sezione per classe e classi molto meno numerose. Insomma, in tutta la scuola sono tanti bambini quanti le sole seconde dell’altra scuola.

Festeggiamento per i bimbi che inziano la prima con tanto di lancio di palloncini e coriandoli e poi tutti in classe. Alla PBF è molto piaciuta la sua nuova maestra che ha definito “gentilissima”. Ha un viso molto dolce, questo l’ho notato anche io. Nella mattinata spettacolo con pagliacci/giocolieri in palestra. Anche lei è uscita da scuola piuttosto entusiasta.

Stasera le è venuto un momento di tristezza perché le mancano i suoi amici dell’altra scuola, abbiamo subito scritto una bella cartolina che domani imbucherò.

Domani è un altro giorno e per la prima volta prenderemo lo scuolabus, grande novità

Questione di termini

Una soleggiata mattina di fine luglio la famiglia al completo si reca al municipio del nuovo comune di residenza per espletare tutte le formalità burocratiche del cambio di residenza.

Tutto rapido, veloce e senza difficoltà.

Il momento di perplessità sorge quando viene consegnato il kit per la raccolta differenziata, la sollecita impiegata comunale ci procura, ci porge e ci spiega l’uso di:

contenitore per l’umido, per il vetro, i sacchi per la plastica, i sacchi a rendere per la carta, per i metalli e per gli scarti vegetali, le indicazioni per gli olii esausti e in ultimo il “sacco nero”.

E ci porge un rotolo di sacchetti BIANCHI.

Sguardo perplesso tra me e il marito.

Momento di silenzio.

Io: “uhm..e questi?”

Impiegata (con tono sicuro): “Sì, come le dicevo, questo è il sacco nero.”

Io: “ehm…ma sono bianchi…”

Impiegata (con tono velatamente infastidito): “Sì, vabbè, sono bianchi ma noi li chiamiamo ‘sacco nero'”

Sguardo misto perplesso e ti-prego-non-metterti-a-ridere tra me e il marito.

Io: “…ho capito…”

Una volta usciti e finito lo sghignazzamento è nato un nuovo tormentone nel lessico famigliare.

“Guarda, un camion!” “Ma è una bicicletta!” “Sì vabbè, è una bicicletta ma noi la chiamiamo camion”

E via così…

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