materie nuove

Contesto: Tornando dal supermercato, in macchina (as usual)

PBF: “Sai che oggi ho preso molto bene in una scheda?”
M: “Brava! Che scheda era?”
PBF: “Si dovevano disegnare degli animali seguendo delle indicazioni. Io li ho disegnati tutti bene tranne uno, la giraffa mi è venuta non tanto bene…”
M: “hmmmm…” (oh, guidavo..)
PBF: “Sì perché ‘nelle giraffe‘ io non sono tanto brava…”

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Una punta di dolore

Quella che mi viene ogni volta che incontro N., come stasera in coda alla pizzeria d’asporto.
N. è il fratello maggiore di G. con la quale ho passato i pomeriggi della mia infanzia, dopo la scuola, a giocare nel prato sottocasa, quello che ora è un parco. A giocare a tutto, pure a calcio coi maschi che N. era anche parecchio brava. A nascondino, a palle di neve, a figurine, ore sull’altalena, a esplorare la cantina del suo palazzo che era un po’ buia e poi nel condominio non volevano, per cui c’era ‘sto brivido…

G. era più piccola di me di un paio di anni ma come tutti i secondi figli era sveglia, io ero un po’ tontola per cui pari e patta. Inseparabili per anni.

Fino a quando ha iniziato le medie e ha conosciuto “gente nuova”, ha iniziato a frequentare gente che a me non piaceva, troppo grandi, troppo lucidalabbra, troppi discorsi noiosi, da grandi. L’ho detto che ero un po’ tontola?

Io poi ho iniziato a giocare a pallacanestro, ho cambiato scuola e avevo sempre meno tempo, lei ha continuato a frequentare gente che mi piaceva sempre di meno. Ci siamo perse di vista. Ci salutavamo cordialmente quando ci incontravamo, lo sguardo un po’ intristito perché, dai, un po’ ci mancavamo. Era il contorno che era cambiato e che non andava.

E l’ho vista tutta, la china. Dalle canne ai buchi, dai buchi ai modi per procurarseli. I luoghi, i modi. Li sapevo, li vedevo. E sempre ci salutavamo con un sorriso, lei sempre più magra, sempre più scavata, dentro e fuori.
Poi i casini con la legge, poi la sparizione. Disintossicazione, mi hanno detto.

Poi, durante la vita da universitaria pendolare ho conosciuto quella che poi è divenuta la moglie di N. e ogni tanto chiedevo notizie, mandavo un saluto.

Quante volte, quante maledette volte mi sono chiesta cosa avrei potuto fare. Come avrei potuto tentare di fermare tutto ciò.
Ma razionalmente, come puoi pensare a quattordici, quindici anni di avere i mezzi o di poter trovare modi o parole per fermare una cosa troppo più grande di te?

Ciò non toglie che ancora oggi, dopo venticinque anni, provo ogni volta questa punta di dolore.

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scuola, my 2 cents (ovvero, riflessioni alla rinfusa)

Riflessione uno

Tutti gli anni la stessa tiritera. L’INP ormai non me lo dice nemmeno più, la PBF, più inesperta, questa mattina mi ha fatto presente che tutti i suoi compagni di scuola hanno già i libri nuovi e lei no. Porella. Figlia di nessuno, lei.

Nel paesone ci sono 4 cartolai, due di questi da anni distribuiscono i libri scolastici *prima* della consegna delle famose cedole librarie. Gli altri due, giustamente, si rifiutano da un lato di sorbirsi il lavoro di prendere nota di chi ha dato e avuto che cosa e dall’altro di pigliarsi il rischio che poi la gente, una volta avuti i libri, non porti loro le cedole. La nostra cartolaia fa parte del secondo gruppo (e io sono d’accordo con lei) per cui ho spiegato alla PBF che i libri andremo a prenderli quando arriveranno le cedole. E provino solo le maestre a dire bah che pianto davvero un casino come non ne hanno mai visti :-D

Il punto è un altro.

Nel paesone ci sono due scuole primarie per un totale di circa 750 alunni. Il numero di bambini è noto e arcinoto da quando chiudono le iscrizioni. La data di inizio dell’anno scolastico è nota e arcinota dall’anno precedente. I libri di testo, anche alla primaria, sono gli stessi per un quinquennio. Le cedole sono stampate in carta semplice, non sono edite dal poligrafico di stato su pergamena filigranata. Devono essere firmate dal dirigente scolastico, non dal Papa e dal presconsmin in presenza congiunta.

E allora?

Sarà così difficile far avere ‘ste benedette cedole il primo giorno di scuola? Boh.

Riflessione due

Tutti a piangere per la mancanza di fondi, i pochi soldi, i materiali e pappapero pappappà.

L’anno scorso la PBF è tornata a casa con tonnellate di fotocopie, schede su schede. Tutte fatte a scuola. Ok, ogni genitore ha portato la sua brava risma di carta ma il toner? La manutenzione della fotocopiatrice? La corrente? Tutto gratis?

Ma soprattutto, con quattro libri di testo (al netto di religione e dell’eserciziario di inglese) è davvero indispensabile alla didattica tutto ‘sto profluvio di carta addizionale? Boh.

Riflessione tre

Lo scorso anno la PBF si è fatta male, sul suo dito (rotto) hanno messo una confezione di ghiaccio istantaneo, quelle usa e getta. Siccome sono una persona gentile e amodino ho pensato bene di rimborsare la scuola comprando una confezione di ghiaccio istantaneo, quando l’ho consegnata ho fatto (sommessamente) presente che esistono i ghiacci riutilizzabili, siccome a scuola il freezer c’è magari si poteva risparmiare qualche soldino… “Ah no, ma poi i bambini li rompono” Come li rompono? E tu, come qualsiasi altro materiale riutilizzabile, lo dai all’insegnante che farà la sacra cortesia di restituirlo una volta svolta la sua funzione, no? Boh…

 Riflessione quattro

La scuola dell’INP e della PBF (che poi è stata anche la mia) è un vecchio edificio di inizio secolo scorso (anni trenta credo). Due parallelepipedi messi ad angolo. Negli anni sono stati rifatti n volte i bagni, sono state aggiunte le scale di sicurezza (una per ala), sono stati cambiati i serramenti, sono stati messi a norma impianti è stato installato l’ascensore, è stata creata la mensa con tutte le menate normative correlate e bla bla bla. E ancora gocciola nelle aule perché il tetto è da rifare e in più tutto il seminterrato è spazio buttato perché metterlo a norme costa una follia. I soffitti sono altissimi e non voglio sapere nulla di cosa costa il riscaldamento. Le aule sono piccole, quella della PBF in particolare è davvero un buco. Le scale interne sono una delle principali fonti dei miei incubi, fanno davvero paura. Pianerottolo quadrato col buco in mezzo, per capirci.

La scuola non ha una palestra, fa i doppi turni in mensa e le quinte vanno a mangiare da un’altra parte perché proprio non ci stanno.

Insomma, in buona sostanza un edificio che, nonostante i numerosi rattoppi, fa cagare.

Sono anni e anni che si parla di costruire una scuola primaria nuova e risanare questo rudere archeoscolastico per spostarci la scuola media (sì, ok, primaria di secondo grado, whatever). A parte che della scuola nuova non si è più sentito parlare la parola risanare a me fa orrore. Altri soldi ficcati a metter toppe al rudere? Se li contiamo tutti, col totale se ne facevano 8 di scuole nuove. Boh.

Riflessione cinque

Abbiamo passato anni alla scuola dell’infanzia a portare, tra le altre cose, bicchieri di plastica e asciugamani di carta. Tutto rigorosamente usa e getta. Quando ho azzardato chiedere se non fosse più educativo far portare una tazza e un asciugamano per bambino si è scatenata la tempesta. E l’igiene? E la polvere? E il rischio che i bambini si scambino le tazze? E i virus? E i batteri? Nononono. E poi l’ASL non vuole. No no e ancora no. Punto.

Ok, però nelle due scuole materne paritarie quello fanno eh, ognuno ha il suo bicchiere e il suo asciugamanino nel suo armadietto col suo simbolino e bon. Bisognerà dire ai genitori delle paritarie quali rischi corrono, eh. Qualcuno avverta l’ASL. Vi prego, qualcuno salvi questi poveri bambini. Boh.

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vacanze? Finite…

Le vacanze sono finite. Quest’anno, per la prima volta da anni, siamo riusciti a stare via tre settimane, l’avremmo fatto lo scorso anno se non ci fosse stato di mezzo l’incidente di mio papà.

Comunque. Una settimana a zonzo per la Baviera con l’obiettivo finale di portare le bimbe, a sorpresa perché non ne sapevano nulla, al Playmobil Funpark, il parco tematico dei Playmobil che qui piacciono molto. Piacciono anche quelli che sono a casa dei miei e con i quali giocavo io da piccola (e che ho scoperto essere ormai pezzi da collezione!)

Molto carino, in pratica un immenso parco giochi tutto a tema. Scivoli, case sull’albero, percorsi a ostacoli, cosi per arrampicarsi, tanti giochi d’acqua, leghetti, ruscelli, fattoria a dimensione reale con animali playmobil a grandezza “reale”, ambiente far-west, castello dei cavalieri (con tanto di re e regina), arca di noè. Insomma un parco in cui per i bambini c’è un sacco da “fare”. E i genitori? Tantissime panchine (con molti ombrelloni) e un bel “Biergarten”, anche quello all’ombra. E se piove? Ah, poco male. Nel parco c’è un edificio enorme, il cosiddetto HOB-Center, dove per i grandi ci sono tavoli e sedie e per i bambini ci sono tante casette, ognuna dedicata ad un diverso “ambiente” Playmobil, dentro le quali si può giocare con l’intero assortimento. C’è persino un’addetta al riordino delle ceste di accessori…

All’ultimo piano dell’edificio c’è una galleria con un’esposizione che racconta un po’ la storia del marchio e con esposti tre grandi plastici allestiti con la ricreazione di alcuni ambienti, uno sul far west, uno con l’isola dei pirati (e fin qui sono tutte cose standard presenti nel catalogo) e uno con una ricostruzione meravigliosa di un teatro dell’opera: dal foyer alla platea, diverse file di palchi, la buca dell’orchestra e tutto il mondo dietro le quinte, dalla sala della danza, al parrucchiere, la sartoria e persino self service e toilette dei dipendenti. Il tutto è stato creato da una collezionista, considerando che nessuno di questi ambienti è presente in catalogo direi che ha fatto un lavoro davvero notevole (non oso pensare a quanto possa essere costato…). (qui alcune foto, anche se non rendono del tutto)

Insomma, a noi questo parco è un sacco piaciuto, le creature si sono divertite e per noi è stata una giornata molto rilassante.

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photoblog

Post tecnico. Ebbene sì, sentivate la mancanza di un mio post tecnico, vero? :-P

Sto sistemando un sito fotografico nato come mera galleria fotografica per farlo diventare una cosa un po’ più seria e professionale.

All’inizio era Coppermine, semplice, funzionale e con lo stesso fascino del muro di Berlino in un pomeriggio di novembre. Spippolandoci un po’ si riesce a farne qualcosa di graficamente un po’ più simpatico. Il muro di Berlino in un pomeriggio di maggio. Però piovoso.

Dopo un po’ di negoziazione riesco a convincere il titolare del dominio che si può provare con WordPress, scavo tra i vari template gratuiti per fotoblog e non trovo quello che “ci” serve. Alla fine faccio comperare Photocrati, un template premium che promette grandi cose.

In parte le fa (bello slider in homepage, gallerie ben customizzabili e più carine di quelle di NextGEN (che comunque abbiamo e usiamo), menu a cascata multilivello (con un terzo livello che è…”too cool for IE7″). Insomma, ci piace.

Non funziona tanto bene la funzione di e-commerce. Oddio, in parte magari sono io che non riesco a farla funzionare, in parte invece non fa cose che, per un template dedicato a fotografi darei per scontate come l’opzione per creare un file con le immagini acquistate e il link per il download.

Siccome, dopo ore di spippolamento, lettura documentazione, tentativi assurdi ecc in quel benedetto carrello continua a non apparire nulla ora s’è deciso (IO ho deciso) di provare con la plugin WP Simple Paypal Shopping cart che è la versione per poveretti (aggratisse) di quanto invece suggeriscono in questo articolo.

Insomma, se volete un fotoblog con il carrello della spesa leggetevi ‘sti link, se invece sapete o trovate cose che funzionano meglio fatemelo sapere!

Fine del post tecnico. :-)

 

 

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Zanzare

PBF: “Odio le zanzare! Mi pungono e poi devo continuare a prudirmi!”

(ndt: grattarmi)

PBF-vocabolario

Caricabatteria: la corrente passa lì dentro, poi dentro il filo e poi finisce nel DS!

 

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soluzioni…

Contesto: in macchina, appena dopo una sfuriata materna.

Come al solito i discorsi profondi e le domande difficili escono quando siamo in macchina, vai a capire perché…

PBF: “Mamma, ma è faticoso fare la mamma?”

M: “E’ molto bello però a volte sì, è faticoso…”
PBF: “Tipo quando ti facciamo arrabbiare e urli?”
M: “Sì, tipo…”
PBF: “Sai cosa faccio io quando sarò mamma?”
M: “No, cosa farai?”
PBF: “Vado in farmacia e mi compro una scorta enorme di caramelle per la gola, così sono a posto!”
M: “…”
PBF: “Hahahahaha!”

Ecco. Eggià. Che tonta, dieci anni che faccio ‘sto mestiere e non ci ho mica mai pensato…

Ma soprattutto…e questa mi prende pure in giro! :-P

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Noi non votiamo

Nel senso che non abitando nella Grande Metropoli non potremo andare nella “gabina” elettorale.

Però possiamo dire la nostra. Mio papà, milanese da svariate decine di generazioni, ha espresso così: “A mi el Pisapia me pias no ma la Moratti la g’ha d’andaà föra di ball.”

Ecco, in sintesi.

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17 maggio

Nel primo pomeriggio di una domenica di maggio una e uno tornano a casa con un cestone con dentro un cosino urlante, superano il primo imbarazzo del dove appoggiarlo poi si distraggono “un attimino” e si ritrovano all’improvviso a fare i preparativi per la festa del decimo compleanno.

Stupore e smarrimento.

Vuoi davvero dire che quella cosa lunga e magra che ogni tanto dà rispostacce e ogni tanto cerca coccole e che mangia (tanto), dorme (poco) e vive da 10 anni in casa nostra è davvero lo stesso cosino?

Stupore e meraviglia.

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Back again…

Eccoci di nuovo qui con un fiammante abito nuovo. In realtà non troppo diverso da precedente che mi piaceva assai anche se iniziava a mostrare i segni del tempo, la sidebar che non funzionava più e un po’ di altre bazzecole che avevano bisogno di una ristrutturazione.

Posso dirlo? Adoro WordPress.

In una manciata di ore (anche notturne) ho, anzi abbiamo, visto che il padrone di casa mi guardava pazientemente le spalle intervenendo al momento giusto e frenando la mia irruenza potenzialmente disastrosa…

Insomma, abbiamo:

-piallato il contenuto del dominio, tutto tutto

-reinstallato wordpress ricaricando gli svariati mega di memoria storica di questo blog (oh, è dal 2003 che siamo qui, mica noccioline…)

L’imbiancatura è fatta usando un theme che più lo uso più resto strabiliata dalla sua configurabilità e facilità di uso. Parlo di WordPress Weaver e non fatevi fuorviare nemmeno per un istante dallo scarso appeal della sua homepage. Ha un ottimo numero di subthemes da usare come punto di partenza per fare un sacco di cose, un quantitativo impressionante di widget, degli snippets per il css con cui si può cambiare tutto il cambiabile, un forum di supporto molto vispo nel quale ho sempre trovato tutte le risposte che cercavo e – last but not least – non ha strane sorprese del tipo che se vuoi più risposte o più funzioni devi pagare. Cosa che mi è capitata con altri theme poi prontamente abbandonati.

Al theme ho associato Dynamic Headers, un plugin per la rotazione delle immagini header le cui righe di codice sono giù “built in” nel theme. Molto carino :-)

Certo, ci sono ancora da fare un paio di lavoretti tipo, caricare più immagini header insegnare l’italiano a wordpress ecc ma sono minuzie. Il grosso è fatto.

Back again, insomma.

 

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