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Category — Casalinghitudine

e come potevamo noi…

Potevamo noi capitare in un palazzo senza il bimbominkia?
No, ovviamente.

Il bimbominkia in questione ha la forma di un (ora) diciottenne del quale abbiamo avuto il dubbio piacere di vivere tutta l’allegra adolescenza da bimbominkia. Posto che sia finita e non ne sono sicura.

Il bimbominkia presenta il tipico aspetto della specie, jeans col cavallo nell’incavo del ginocchio, camminata irriproducibile e comunque funzionale alla difficile lotta tra forza di gravità e tessuto dei pantaloni, giubbottino con un sacco di scritte e cappellino da baseball, spesso con visiera all’indietro onde accentuare la caratteristica espressione da bimbominkia. E’ gentile eh, va detto. Quando ti incontra interrompe la masticazione della cicca e saluta. Ciao, oltre no che diventa difficile.

Quando ci si rivolge al bimbominkia, tipo per dirgli che
*giocare a pallone nel corsello dei box tirando delle gran pallonate col pallone di cuoio non è cosa buona e giusta
*sgomberare il box per fare ordine è cosa buona e giusta ma mettere tutto il contenuto del suo box davanti ai box dei vicini (che poi casualmente devono uscire con la macchina) non è cosa buona e giusta, soprattutto se lo sgombero dura un paio di giorni…
l’esemplare ti guarda con espressione da bimbominkia perplesso, poi inizi la sua risposta con il verso “he he he” (verso tipica della specie in questione…)

Il bimbominkia, quando era ancora ggiovane ggiovane, ha pensato bene di fare delle incisioni rupestri nell’ingresso del palazzo. Quando si è fatto presente alla mamma del bimbominkia che fare incisioni rupestri negli spazi comuni non è consentito dal regolamento condominiale lei si è difesa dicendo che “non ci sono le prove che è stato mio figlio”. Quando le si è fatto presente che 1. tutti gli altri minori presenti nel palazzo non sapevano ancora scrivere 2. le incisioni rupestri erano firmate col nome del bimbominkia, ha biascicato qualcosa di “prove non conclusive”. Da ciò si desume che questo bimbominkia ha anche una mammaminkia.

Il bimbominkia ovviamente frequenta un nutrito gruppo di suoi simili che si caratterizzano per comportamenti particolarmente intelligenti. Tipo sbagliare a suonare il campanello alle 5 del mattino della domenica, e una volta apostrofati (a male parole, capirai) assumere l’espressione da bimbominkia spaventato e dire “scappiamo scappiamo”. Cazzo scappi, ormai mi hai svegliato, pirla!
Oppure confondere le porte degli appartamenti tentando di entrare a casa mia dicendomi “apri dai, non fare il pirla”. Al mio cortese ma fermo invito ad impegnarsi per cercare di comprendere la differenza fra portaombrelli (a fianco della mia porta) e ficus beniamina (a fianco della porta di famigliaminkia) è seguito uno sguardo perplesso (da bimbominkia, dai diciamocelo).

Ora, con gli anni le cose sono un po’ migliorate, non butta più i mozziconi delle canne giù dal balcone, non fa più i festini con gli amici fino a notte fonda, insomma, si è un po’ tranquillizzato. Insomma, la situazione parrebbe in miglioramento.

La cattiva notizia è che ha un fratello minore. Bimbinominkia.

agosto 31, 2010   4 Comments

Poi ci compriamo il cabinato

Il sole24ore online di oggi ci informa che una bozza di decreto vorrebbe stanziare 300 milioni di euri come incentivo ai consumi, tra i prodotti “incentivati” ci sono “i motori per nautica da diporto”.

Ora, non cominciate con le battutacce, le facili ironie e con l’atteggiamento disfattista da sinistra italiana, essù, un po’ di entusiasmo e di gratitudine.

Qui intanto sono mesi che si sta risparmiando dove si può, e ora finalmente abbiamo anche un obiettivo! Dopo aver comprato un bel motore “incentivato” prima o poi, coi risparmi, avremo anche i soldini per comprarci la barca intorno. Facile no?

Ieri mattina ho incontrato una conoscente che mi ha tessuto le lodi delle noci per lavare, sono delle noci, frutti delle piante del genere Sapindus (e che qualcuno scriva la voce su it.wiki, che diamine!) le cui bucce, messe in lavatrice (bastano quelle di 3 o 4 noci) pare sostituiscano benissimo i detersivi da bucato. Si possono usare più volte e alla fine si smaltiscono nell’organico.

Al paesone le vendono al negozio equo e solidale a 14 euri al kg, secondo quanto detto alla mia conoscente un kg di noci dovrebbe bastare per un anno di lavaggi da famiglia media.

Io oggi ci provo, le vado a comprare e poi vi racconto.

In compenso sono diverse settimane che qui si usa l’aceto bianco al posto dell’ammorbidente e garantisco che:

  • il bucato non puzza di aceto, odore che peraltro a me fa veramente schifo per cui su questo punto sono affidabilissima
  • la vaschetta dell’ammorbidente non è mai stata così linda e pulita (io odiavo le incrostazioni schifose che si formano con l’ammorbidente)
  • ne basta meno di un terzo di vasetto dello yogurt, fate i vostri conti considerando che va benissimo l’aceto primo prezzo o comprato al discount

Quando ci vediamo al bar dello yacht club? ;-P

marzo 12, 2010   12 Comments

di acqua e riciclo

UNO

flash back

Gaensewein. Vino delle oche. Che è il modo colloquiale tedesco per definire l’acqua di rubinetto. A casa dei miei ho sempre bevuto con gusto e avidità l’acqua del rubinetto. Ma non dal bicchiere, nono, proprio dal rubinetto. Ho tentato per anni di convincere la famiglia che quella del bagno era più buona di quella della cucina, inutile ogni spiegazione che la conduttura era identicamente la stessa. Per me era più buona in bagno. Poi vennero di moda i rompigetto e un po’ rovinarono la bellezza di questo getto cristallino che usciva dal rubinetto. Del bagno, eh.

Sottocasa dei miei c’è un parchetto, nel tempo da prato incolto è diventato un parco con dignità di nome, monumento a non so quali caduti e parco giochi attrezzato. La fontanella è rimasta però la stessa. C’è gente pronta a giurare che da quella fontanella esce l’acqua più buona del paesone, tempo fa arrivavano persino con bottiglie e taniche a prenderla…

A casa dei miei nonni in Germania l’acqua di rubinetto aveva un retrogusto metallico, non era molto buona da bere. E per me era un problema non da poco perché a me l’acqua gassata non piace molto, tanto più che quella tedesca di solito è *davvero* gassata. Non è da molto che in Germania si trova l’acqua “still” cioè naturale, le prime furono Evian e Volvic ma ancora oggi a volte mi capita di discutere sulla corretta definizione di “still” con qualche cameriere che ti porta della “stilles Wasser” con scritto in piccino picciòo “mit Kohlensaeure versetzt” (addizionata di anidride carbonica). Eccheccavolo!.

Insomma bere era un piccolo problema, si risolveva con succhi vari e té freddo (bollendola perdeva un po’ il sapore). Fuori casa dei miei nonni mi gettavo avidamente su ogni fontana e fontanella, e meno male che a Friburgo ce ne sono un sacco.

flash forward

L’acqua del sindaco. Da qualche mese a questa parte al paesone è attivo un distributore d’acqua naturale e gassata. Siamo andati un po’ di volte a prenderla e quella gassata è giusto piacevolmente “lievemente gassata”. Per ora ci siamo arrangiati riciclando bottiglie casuali ma l’altro giorno, del tutto casualmente, ho scoperto che all’iperscrauso vendono le bottiglie di vetro col tappo di gomma e metallo. Non so il nome tecnico, quelle di una volta insomma. Immediatamente comprate un paio per andare a prendere quella che nel lessico famigliare ormai si chiama l’acqua del sindaco.

DUE

borsina
Ci sono paesi nel mondo in cui i sacchetti di plastica sono già proibiti. E non parlo di SveziaNorvegiaFinlandia, no no, sono già proibiti tipo in Tanzania, Kenia ed Etiopia. E noi? Boh, come al solito ci arriveremo, dopo. Quando coloro-che-comandano avranno finito di occuparsi dei loro piselli e di farsi tutti causa l’uno con l’altro, I presume.

Qui la famiglia vorrebbe portarsi avanti. Uno dei motivi per cui ho estratto la mini-mini-macchina da cucire dalla sua scatolina è perché esistono un zilione di siti/tutorial/video sul tubo ecc che ti spiegano come fare le borsine per la spesa. E la cosa mi intriga un sacco.

Mi sono ripromessa che, fino a quando non sono più bravetta (tipo la prossima glaciazione…), si useranno solo materiali di riciclo: vecchie camicie, vecchi pantaloni, vecchie tute, robe da buttare insomma. Ho fatto un patchwork carino con dei pezzi di vecchie camicie, ne è uscita una borsettina a dimensione bimbe che ha esordito oggi per portare alla scuola materna la pasta da manipolare prodotta stamattina.

La borsina più grande non è venuta male, certo non reggerebbe lo sguardo critico di una persona competente ma in fondo a noi serve per infilarci le bottiglie che usiamo per andare a prendere l’acqua del sindaco…

settembre 17, 2009   8 Comments

mercatino ino ino

Stamattina gli otto km fino al mercatino kmzero (zero? otto!) sono stati interrotti da due gare ciclistiche. O forse erano due gruppi della stessa gara, non so, poco importa.

Importa però che è l’unica attività sportiva che regolarmente, nella stagione calda, crea “turbativa” al traffico locale. A me, insomma.

Quando sono passati era un gruppo di ultracinquantenni, tutti colorati e belli sgranati, che transitavano a velocità molto turistica, chiacchierando fra di loro.

Ora…non possono almeno passare tutti in gruppo in modo da minimizzare i tempi di sosta del resto del mondo? Oppure fare le corse (corse…) di notte? Così si mettono insieme ai trasporti speciali, no? Una macchina sola col cartello “trasporto speciale” e “inizio gara ciclistica”, così si risparmia benzina (e poi tanto la velocità quella era).

Vabbé. Il mercatino (ino ino) è stato una piccola delusione. Mi aspettavo di trovare articoli di consumo quotidiano ma soprattutto “materie prime”. Invece c’era un solo venditore di verdura, niente frutta, niente uova. In compenso c’erano salami di struzzo e caciotte di bufala (prodotte sull’Adda…). In tutto ben sei bancarelle.

Mah. Andrò a vedere i prossimi…

(le mozzarelle però sono buone)

settembre 13, 2009   6 Comments

ars cucitoria

flashback

Anni e anni fa, nei primissimi tempi di convivenza, al marito sfuggì l’imprudente affermazione che “l’unica cosa davvero utile che ho imparato durante il servizio militare è cucire i bottoni”. Ha, anzi Ha. Da quel momento il marito divenne, volente o nolente, il centro di competenza famigliare per la cucitura di bottoni.

Infatti nonostante anni e anni di punto croce io, con un ago da cucito in mano, ero (e sono) assolutamente incapace di produrre alcunché di sensato.

fine flashback

Due anni fa, passando davanti alla locale merceria (al paesone abbiamo una merceria molto bella) vidi in vetrina una mini-mini-macchina da cucire. 25 euri. Una cifra che, anche in caso di insuccesso totale, tutto sommato non ti fa strappare i capelli dalla disperazione. Ci passai e ripassai e alla fine mi decisi al grande passo. (farei notare che spendere oltre 800 euri per un pc non strettamente indispensabile mi ha creato moooolti meno problemi dei 25 euri di macchinetta da cucire…mah…).

Per un po’ ho letto il modo d’uso (un po’ scarno) lamentandomi fra me e me che non è abbastanza dettagliato. Volevo una cosa “for dummies” io, a prova di imbecilli.

Quell’inverno provai a cucire un vestito per carnevale per l’INP. Una federa di cuscino con tre buchi per braccia e testa, mica pensare che mi sia gettata in chissà quale iniziativa di alta sartoria. Un orlo. Una roba inguardabile alla quale posi rimedio con il ben noto collante per orli dell’i*kea.

La macchinetta tornò nella sua scatola e ivi rimase per qualche anno.

Da allora ho orlato un paio di tende, sempre col collante eil ferro da stiro, la macchinetta ben al sicuro nella sua scatola…

Tre giorni fa mi sono detta “basta, è giunta l’ora!!!”. Ho preso la macchinetta, ho finalmente capito come si cambia la spolina del secondo filo (l’avevo detto che il modo d’uso non è chiarissimo…) e mi sono messa a fare l’orlo alla tenda della porta finestra in mansarda.

Punta di qui, pungiti di là, misure prese col metro da mobiliere, forbici..uhm…boh, andranno bene quelle della cucina, no? ripiega di lì, prova di là… intanto fai un po’ di prove con la macchinetta, perdi millemila volte il filo (perché l’ago ha il buco così piccolo, porcaloca?), spolvera un po’ di parolacce quasi dimenticate, stira un po’ per raddrizzare storture ecc. ecc.

Arriva il marito/centro di competenza dei bottoni, osserva tutto sto’ lavorio e se ne esce con un “secondo me devi imbastire…

EH???

Ah boh, mia mamma imbastiva sempre…

“Tua mamma cuciva delle camicie…imbastiva anche gli orli delle tende?”

“Boh, che ne so…? Perché non chiedi a tua mamma, oppure chiamo la mia e chiedo…

Ah no. NO. Nononononono. Ci mancano solo madri e suocere che calano qui come due Erinni a vendicare il mio sacrilegio contro la scienza sartoriale. E a dare consigli. No no no e poi no.

Qui si crede fermamente nel “prova ed errore”.

Vabbè, imbastiamo (o facciamo una roba simile).

Oh, non ci si crederà ma l’orlo della prima tenda è finito. Ok, un po’ stortignaccolo e un po’ troppo attaccato al pavimento.

Basta solo convincersi che ogni bug in realtà è una feature. E che vanno di moda gli orli lunghi.

settembre 4, 2009   10 Comments

drammi [2]

Sembra una fesseria ma la morte dell’avvitatore elettrico Bosch (preso coi punti alla slunga) mi sta provocando risvegli improvvisi e insonnie temporanee.

Ok, esagero.

Sì, ma solo un po’…

giugno 10, 2009   2 Comments

algoritmi

Il numero di ore necessario per mantenere una casa a livelli di pulizia semidecenti (bada bene, non ho detto farla brillare ma tenerla appena sopra il livello di decenza media) è

direttamente proporzionale

  • al numero di metri quadrati dell’abitazione
  • al numero di componenti del nucleo famigliare
  • al numero di ore che ogni componente famigliare trascorre in casa

e inversamente proporzionale

  • all’età media dei componenti minori del nucleo famigliare

Almeno, questo è quanto emerge da anni e anni di riflessioni. Ovvio che per questi profondi pensieri vincerò il premio nobel della casalinga frustrata.

Se poi qualche esperto di matematica che si trovi a passare di qui ha voglia di formalizzare tutto ciò in una fantastica funzione/equazione/formula sarò lieta di divedere il premio nobel.

Vabé, ma tutto ciò che scopo avrebbe?

Nessuno, a parte dimostrare matematicamente che nun je la farò mai

maggio 12, 2009   14 Comments

pax-spedition

Venerdì si è attuata la tanto pianificata spedizione Pax. Che non ha nulla a che fare con iniziative per la pace mondiale o altri fini nobili ma banalmente si è trattato di comprare, trasportare e montare un armadio a quattro ante in camera dell’INP.

Un Pax dell’I*kea insomma.

La mattina alle 9.30 siamo partiti da casa alla volta del più vicino punto vendita “svedese”, siamo arrivati poco prima dell’apertura e appena aperto siamo andati al banco assistenza clienti dei guardaroba con il nostro bel fogliettino con la lista della spesa. Attimo di panico quando la tizia ci ha detto che le ante che volevamo noi sono fuori produzione (insomma, forget Aneboda, sappiatelo). Da bravi decisionisti abbiamo scelto all’istante delle altre ante e armati della nostra lista siamo andati a caricare tutto sui carrelli.

Pagato al self scanning (gran figata), banco noleggio furgoni (che avevamo prenotato), ci vengono fornite delle chiavi e ci portano a vedere il “mezzo”.

E qui la spedizione, che fino a quel momento era andata liscia come l’olio, ha avuto un momento di inceppamento. Nella forma di una sorta di paralisi da perplessità durata circa dal momento del carico sul mezzo fino ai primi 5 km alla guida dello stesso.

Un Bambi. Veicolo del quale ignoravamo l’esistenza e che, nella scala evolutiva degli autoveicoli, si colloca appena sopra l’ape piaggio. Terrificante.

Servosterzo? Servofreno? Freno??? Ammortizzatori? Chiusura centralizzata? Ma no! Ma a cosa servono tutti questi inutili gadget??? Pensiamo all’essenziale!!!

Sulla strada ci sono i rallentatori? Ma fa niente! Limiti di velocità??? Assolutamente fuori target!

Insomma, dopo i primi 5 minuti di totale e atterrito mutismo ad entrambi è venuta una ridarella terribile. Anche un filo di mal di schiena e meno male che tra andata e ritorno erano solo 25 km.

Scaricati i colli nel box abbiamo riportato il veicolo all’I*kea. Il tutto è costato circa 14 euri per cui lamentarsi è veramente ingrato, anzi, 14 euri con omaggio di un sacco di ridarella.

Il montaggio di Pax è andato bene, l’armadio è bello solido e stabile (onestamente non pensavo..), bisogna tassativamente essere in due e bisogna ricordarsi che i*kea non regala mai nulla in termini di spare parts, per cui se ci sono dentro un sacco di chiodini *vanno usati* , noi non l’abbiamo fatto e infatti il dorso dell’armadio potrebbe essere fissato meglio. Ma va bene così.

Comunque una faticaccia.

aprile 29, 2009   6 Comments

il letto…

Arriva un momento nella vita in cui ci si accorge che non tutti i problemi di sistemazione della casa sono risolvibili con l’applicazione di dosi massicce di Ivar.

Son cose sconcertanti.

gennaio 12, 2009   4 Comments

Catturata

dal trip venditorio. Ho il dubbio che se metto in vendita i Tolkien del marito probabilmente mi arriva una lettera da un avvocato. Oh, a me non piace. Tolkien intendo.

Lo stereo della Sony che gira per casa da un paio d’anni ha un canale rotto, posso metterlo su ebay? Che so, offerta libera a chi se lo viene a pigliare? No eh…

No dico, non so se si è notato ma il ticker dell’acquisto impastatrice si è spostato di ben 20 euri. Una contabilità accurata e il true and fair view da IV direttiva nonché tutto il barattolone delle norme IAS probabilmente avrebbero gradito che io “deducessi” il costo della spedizione dei libri ma poi diciamocelo, tutta ‘sta contabilità precisa guarda dove ci ha portati, direttamente da Enron alla crisi attuale, passando da Parmalat e dall’Islanda.

Facciamo che si contabilizza a modo mio, ok?

dicembre 18, 2008   1 Comment

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