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mai…

Mai e poi mai avrei pensato di dover fare al pessimo paziente e alla TG un cazziatone (prima all’uno e poi all’altra) usando la frase: “I vostri sono capricci da bambini dell’asilo!”.

La PBF va (ancora) alla scuola materna. Roba che se li sente e mi sente si offende.

Uno al posto di essere grato ad ogni respiro per essersela cavata con, tutto sommato, così poco si lamenta che vuole tornare “alle sue cose e al suo mondo”.

L’altra dice che “si annoia” a trascorrere due (dico due) notti in un hotel (peraltro carino) dell’Oltrepò.

Mi pare legittimo alzare la voce.

giugno 23, 2010   3 Comments

bollettino

Il Pessimo Paziente sta già chiedendo quando lo faranno uscire dall’ospedale.

Questo dopo aver fatto prendere a tutta la famiglia la madre (il padre) di tutti gli spaventi.

Gli ho detto che uscirà quando sarà il momento di uscire, gli ho detto che quando uscirà probabilmente non sarà per tornare a casa ma prima si farà un giro in qualche altra struttura dove spero lo rivoltino come un calzino per capire (e fargli capire) un po’ di cose.

Sembrerebbe aver capito.

Sull’impatto con uno dei luoghi della cosiddetta sanità d’eccellenza lombarda invece avrei da dire, e molto. Ma non lo farò. Perché non è giusto e corretto che alcuni comportamenti intacchino il professionale e silenzioso e accurato lavoro di così tanti altri. Che ho visto, che ho conosciuto e che conosco. Per cui non dirò nulla.

Nel luogo specifico ci sono degli ampi margini di miglioramento nella comunicazione, coi pazienti e coi parenti. Ampi. AMPI.

Intanto un grazie a tutti coloro che mi hanno tradotto il medichese (fornitomi col contagocce) in termini e situazioni più chiare e comprensibili. Voi sapete chi siete ;-)

giugno 7, 2010   3 Comments

ho già paura

I miei genitori non hanno ben capito cosa mi è successo. O forse scantonano un po’ perché fa un po’ male anche a loro.

La cosa che hanno perfettamente capito è che:

Non vado più in ufficio ergo ho un pochino più di tempo. Per loro.

E’ subito stato deciso che una volta a settimana vado a pranzo da loro (così poi per due giorni digiuno per compensare le calorie).

Oggi mio papà mi ha coinvolto in ben tre Inquietanti Iniziative Paterne (siccome non mi bastano le mie…).

1. La sistemazione del suo account di posta su outlook. E vabbè, questione di cinque minuti.

2. Il supporto nell’acquisto del portatile. Il portatile di mio papà, come sintomo di obsolescenza, perde i tasti. Un po’ come i vecchietti che perdono i denti. Ora ne ha un gruppetto tenuti insieme con lo scotch e la G non funziona se non con vigoroso incoraggiamento. Insomma, abbastanza un disastro.

Siccome il pc è vecchiotto e siccome la tastiera è già stata riparata una volta (ho già detto che mio papà ha delle manone grosse grosse?) ha deciso che è ora di cambiarlo. Dopo mesi e mesi di studi (ho già detto che mio papà è un pignolo terrificante?) ha deciso il modello.

Io: “Bene, te lo ordino?”

P: “No, io lo voglio andare a vedere!”

Io: “…uhm…”

Mica facile, in un mondo di informatica comprata via internet…

Ho suggerito alcune serie di catene di negozi ma ovviamente, siccome è un pignolo e le cose semplici mai, quel modello non ce l’ha nessuno. E se lo ordinano e poi lui decide che non gli piace che facciamo?

E quindi mi toccherà fare qualche giro di telefonate per scoprire se e dove c’è quel modello e poi portare mio papà a vederlo (e toccarlo). Pensa te.

3. Il supporto alla vendita di un modello completamente autocostruito e ossessivamente fedele dell’Amerigo Vespucci. Lungo un metro e venti. Nella versione del millenovecentononsocché.

Con pagine e pagine di spiegazione sul perché il tal parapetto (che ha cambiato colore nel 19xy e poi di nuovo nel 20xz) è stato fatto proprio di quel colore ecc ecc.

Il supporto consiste in traduzione del testo, servizio fotografico e contatti con l’intermediario.

E tutto ciò al secondo pranzo settimanale. Io ho già paura del prossimo mercoledì. Forse devo inventare una scusa…

gennaio 27, 2010   1 Comment

cena di fine anno?

D. era nello stesso gruppo dell’INP all’asilo nido, nella sua stessa classe per tre anni di scuola dell’infanzia ed è nella sua classe ora, alle elementari. Che fa quasi 6 anni di riunioni, incontri la mattina per l’accompagnamento e incontri la sera per il ritiro. La mamma di D. dopo le prime due o tre volte in cui ha fatto questo immane sforzo ha smesso di rispondere al saluto.

N. è in classe con l’INP dalla prima elementare. Ho passato un intero pomeriggio, ad una delle famigerate feste di compleanno, a chiacchierare con la mamma di N. che ha un altro figlio con gli stessi casini di otiti e perforazioni della PBF. Le ho parlato della pediatra azzurrina, mi ha chiesto i suoi riferimenti, glieli ho fatti avere tramite l’INP. Tre giorni dopo la incrocio per strada e, sorridendo la saluto, questa mi guarda come se fossi uno zombie emerso da una palude fangosa e puzzolente e non mi saluta. Ok, porella, ha scordato le lenti a contatto, una vita da miope insegna una certa tolleranza… Dopo pochi giorni la incrocio di nuovo, stessa scena. Uhm..facciamo che lo zombie poi si stufa eh…

Che se una persona non saluta per prima è un conto ma se nemmeno “risponde” al tuo saluto per una, due, tre volte i casi sono due: o l’hai fatta davvero grossa oppure la puoi tranquillamente archiviare nel cassetto degli irrecuparabili. Se poi mentre non risponde al tuo saluto ti guarda pure con la faccina di quella che la sa lunga e tu no ci puoi appiccicare pure il bollino “supponente del piffero”. Oppure “rimbambita”. Senza possibilità di salvezza.

Tra le mamme della classe dell’INP ci sono le “concies”, nelle persone di concy1, concy2 e concy3 che quando parlano (quasi sempre e solo tra di loro) sono concitate. Qualsiasi sia l’argomento. Le poche volte che scambio qualche parola, di solito davanti alla scuola in attesa dell’uscita, riescono a farmi venire l’ansia. Si va dall’inquisitoria domanda se “l’INP ha già fatto l’esercizio n. 3 della pagina 14 del libro di xyz???” (oddio, che ne so, questa i compiti se li fa da sola, poi li riguardo ma mica memorizzo i dettagli…) “Ha già studiato l’argomento zxy che domani fanno la verifica??? Io domani faccio alzare prima nome del pargolo per farlo ripassare!!!”. Alzare prima? Ripassare? In seconda elementare? …uh… Verifica?? Com’è che io NON SO che c’è una verifica??? Perché MIA figlia non mi dice che c’è la verifica???Avrà studiato??? Devo ripassare con lei???

Ecco, vedete, già mi viene l’ansia. Io da queste devo stare alla larga…

Poi l’altro ieri incontro un’altra mamma: “Oh…ma perché non sei venuta alla cena di fine anno???”
Perché non c’ho voglia per un cavolo di rischiare di passare la serata seduta accanto a certi personaggi…

“uh…err…avevamo già un altro impegno…”
“Ah che peccato!”
“Eh, già…”

Ma anche no.

giugno 23, 2009   No Comments

diverbi

Non capita spesso che io abbia dei diverbi con i miei ma quando capita mi assale un profondissimo senso di solitudine.

dicembre 18, 2007   2 Comments

casi realmente accadenti

Non vorrei sembrare snob o spocchiosa. Sono sempre stata dell’idea che ogni lavoro onesto abbia pari dignità  e meriti lo stesso rispetto e che, pur esistendo alcuni lavori che esiterei a fare non ho nessun tipo di pregiudizio verso chi li fa, anzi.

Però…ecco… ci sono casi in cui, data la natura dell’attività  professionale svolta, forse sarebbe il caso di valutare con maggiore attenzione l’opportunità  di andare alla scuola materna a prendere i figli con il veicolo aziendale, valutazione soggettiva e che nessuno ovviamente ti può imporre, chiaro, però magari andrebbe fatta, ecco.

Tipo se si lavora alle pompe funebri.

luglio 27, 2007   5 Comments

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