terrazzo, stato dell’arte
I lithops stanno finendo la muta. Ho scoperto che durante la muta non vanno assolutamente bagnati pena chissà quali tremende tragedie, l’ho scoperto dopo aver dato loro un bel po’ d’acqua. Sono sopravvissuti.
Il sedum-non-identificato fiorisce pigramente al ritmo di un fiorellino nuovo ogni due giorni, poi durano parecchi giorni ma arrivano pianin pianello, tra l’altro in fatto di prolificità se la gioca bene con Alf. Da ogni foglia che cade nascono poi dei sedumini (che io ovviamente non riesco a buttare).
Le mamillarie non si capisce bene cosa vogliano fare…fiori? frutti? figli? boh… in compenso quest’anno mi aspetto dei fiori dai primi alfonsini, che inizino a produrre, che diamine.
Oppina l’opuntia stronzina ha un mare di boccioli (o come diavolo si chiamano) dai quali presumibilmente usciranno delle pale nuove, non so se ha capito che il vaso quello è e per un po’ quello resterà, non so mica dove crede di andare con tutte ‘ste pale nuove. In compenso Oppifiglia non è ancora uscita dal letargo.
Il ciclamino ha fatto tantissimi fiori ma proprio tanti, ora andrebbe rinvasato. Ho letto che si possono anche riprodurre ma mi è sembrata una procedura un po’ delicata. Non è che qui abbiamo tutto questo talento.
I lampone (bianco) cresce, non so se devo mettergli degli altri bastoncini, per ora ne ha uno solo per due rami, ha anche i primi boccioli, staremo a vedere.
La rosellina ha il mal bianco e la menta prospera, quest’anno la spiumerò prima che ci riescano i bruchi. Giuro.
Ho in freezer un carrè d’agnello e quantoprima finirà nella sua crosta.
Forse dovrei creare la categoria “pollice verde”. Vabbé, verde. Pollice.
aprile 4, 2008 7 Comments
compostaggio collaterale
Domenica scorsa ho unilateralmente decretato l’inizio della primavera e mi sono messa a sistemare il terrazzo. Ho potato il potabile, risvegliato i cactus dal letargo, fatto l’appello di tutti i figli di Alfonsa (sono un sacco e ne ha già tre nuovi attaccati), sono finalmente riuscita a dare un nome a due piantine scoprendo che una delle due andava tenuta in casa durante l’inverno (e infatti ha un aspetto un po’ sofferto) e ho scoperto di aver fatto dell’involontario compostaggio.
Sul terrazzo abbiamo una specie di grosso secchio nero nel quale metto tutti gli scarti delle varie potature e soprattutto le piante che…ehm…non sono sopravvissute alle mie amorevoli cure. Ci sono finiti anche un po’ di figli di Alfonsa. Di solito prendo il secchione e verso la fine dell’estate lo porto alla piattaforma ecologica del paesone, reparto scarti di giardinaggio.
Lo scorso anno per pigrizia e/o dimenticanza non l’ho fatto e il contenuto del secchione si è trasformato in tanta bella terra nera nera. Immediatamente usata per i rinvasi così mi sono risparmiata l’acquisto (e soprattutto il trasporto) del solito sacchettone di terra per rinvasi.
Lunedì ho scoperto che il comune organizza un corso per il compostaggio casalingo.
Ma io sono troppo avanti…
marzo 6, 2008 1 Comment


